Tutta la verità
Non illudiamoci. Dopo l'attentato a Sandro Principe niente sarà più come prima. Siamo, infatti, ad un punto di svolta. In gioco c'è l'agibilità democratica degli enti locali e la sicurezza di chi li rappresenta. Le istituzioni, l'imprenditoria, la cultura non potranno far finta di niente e tirare a campare. Circa un mese fa, "La Provincia", pubblicando in prima pagina un mio articolo, aveva lanciato un grido d'allarme ("Sindaci a rischio"). Non abbiamo qualità divinatorie. Quella riflessione critica e sofferta, quindi, non era altro che la sintesi di uno stillicidio d'auto incendiate, intimidazioni, pallottole vaganti. Una lista troppo lunga e cruenta per non suscitare legittime preoccupazioni. Nel mirino amministratori di piccoli e grandi comuni. Alcuni hanno resistito, altri hanno mollato. Ad entrambi va la nostra solidarietà. Anche a chi ha gettato la spugna. Uno Stato etico non può chiedere ai propri rappresentanti di diventare eroi, magari lasciandoli soli e disarmati. Deve, al contrario, decentrare compiti e funzioni insieme alle necessarie risorse finanziarie. Altrimenti, trasforma sindaci ed amministratori in bersagli mobili ed indifesi. Non è il caso di Sandro Principe, che riusciva, con una buon'amministrazione, a trovare i soldi per disinnescare il malessere sociale che pure serpeggiava nella sua città. Eppure, davanti al sagrato di una chiesa da consacrare, un terrorista di casa nostra, forse perché contagiato dal lucido estremismo della guerra santa alla prima Repubblica, gli ha sparato a bruciapelo, facendo finta di volerlo abbracciare in segno d'affetto. Non sappiano se volesse uccidere proprio lui o un politico qualunque perché tale. Anche per questo vogliamo conoscere la verità. Tutta la verità. Nient'altro che la verità.