L'utopia negata
La giunta Catizone-bis è nell'occhio del ciclone. La virulenza delle polemiche è alimentata anche del prossimo turno elettorale che, in molti, hanno scelto per misurarsi, pensando ad un seggio alla Regione o in Parlamento. E' quasi inevitabile, pertanto, sentirne di tutti i colori. Il ritornello più gettonato riguarda la continuità del modello-Cosenza. Preoccupazione legittima per i risultati fino ad oggi raggiunti. Separando la crusca dal grano, però, ci si accorge che, in fondo, si confrontano due correnti di pensiero. La prima, quella del Pse, che, ritenendosi poco rappresentato in giunta, grida al tradimento della linea dell'autonomia amministrativa tracciata da Giacono Mancini. La seconda, quella del sindaco Eva Catizone, che ha giudicato maturi i tempi per imbarcare quei partiti che, fino all'altro ieri, anche in omaggio al carisma del modello-Mancini, aveva tenuto a bagnomaria. Forse è opportuno chiedersi se la tempistica del rimpasto giovi a Mario Oliverio. Di certo, però, è opinabile confondere il modello-Cosenza con l'egemonia di una cordata sull'alleanza che ha vinto le elezioni. Quello che è successo, d'altra parte, era nell'aria dopo la rottura del patto federativo Ds-Pse. Una scelta, quest'ultima, che ha messo il sindaco con le spalle al muro. C'era una crisi politica da risolvere prima che degenerasse. D'altra parte, i "modelli" hanno un ciclo fisiologico. I partiti spesso li subiscono, magari per coprire le proprie debolezze, ma prima o poi li buttano a mare. Ieri è toccato al modello-Paola ed al suo sindaco Antonella Bruno Ganeri. Oggi investe anche il modello-Provincia. Nessuno, però, si indigna, nonostante gli sgarbi quotidiani riservati ad Antonio Acri. Questo passa il convento, se la politica non è più un'utopia.