L'uovo di Colombo
I Ds non nascondono l'ambizione di diventare il primo partito della città. Un'aspirazione legittima anche se datata. Il vecchio Pci ci ha provato tante volte. Gli è sempre andata male, perché schiacciato nella morsa della Dc pigliatutto e del Psi che raggiungeva percentuali del venti per cento. Più o meno lo scenario non è cambiato. Oggi, infatti, da una parte c'è Fi e dall'altra c'è il Pse che, di fatto, raccoglie il consenso di quell'area socialista che si riconosce nel pensiero e nell'azione del compianto Giacomo Mancini. Se la Quercia pensa che sia la volta buona, vuol dire che ipotizza un exploit delle proprie liste. Presumibilmente a danno del Pse. Altrimenti i conti non tornano. Non è escluso, pertanto, che i mal di pancia dell'Ulivo nostrano, che ne indeboliscono l'immagine unitaria e vincente, siano funzionali alla voglia di sorpasso elettorale dei Ds. Certe operazioni politiche, però, per quanto abilmente mimetizzate, hanno un costo ed un insieme di ricadute negative che si proiettano nel tempo. La prima è sotto i nostri occhi. Ovverosia la crisi che mette in difficoltà il sindaco Eva Catizone, che è un valore per il centrosinistra anche a livello nazionale. Non mi sembra un buon affare, quindi, specialmente per i Ds, rischiare lo scioglimento anticipato del consiglio comunale di una città-simbolo come Cosenza. L'autonomia è una cosa, l'egemonia è un'altra. Lo dico perché la sensazione è che Ds e Pse, ognuno secondo le proprie convenienze o prospettive, le confondano, entrando in rotta di collisione proprio sul terreno minato del voler essere entrambi il primo partito della città. Giacomo Mancini senior, conoscendo uomini e cose, si era premunito con il patto federativo. Era quasi come l'uovo di Colombo. Però, ha funzionato.