Un miliardo a testa
Quarantatré consiglieri regionali, venti tra gruppi (Fi, An e Ds) e monogruppi (tanti e volentieri). Anche Chiaravalloti e Nuccio Fava corrono da soli. Un labirinto di sigle fantasiose che nasconde sprechi e privilegi. Costo annuo quasi un miliardo a testa. Ovverosia: nove milioni di euri (circa 18 miliardi di lire). Non si capisce neanche se vengono controllate le spese effettivamente sostenute. In ogni caso, non sono bruscolini. Specialmente in una regione che detiene il record delle nuove povertà. E' vero: la democrazia costa. A tutto, però, c'è un limite. Altrimenti si evoca il fantasma della questione morale. L'analisi dei costi dice che ben sei milioni di euri sono elargiti per spese di struttura (locali, arredi, telefoni?). C'è da chiedersi: possibile che, nel progettare la sede del Consiglio Regionale, non si sia pensato anche ai gruppi consiliari? Deve essere così. In caso contrario, sarebbe temerario giustificare questo fiume di danaro. Anche perché gruppi e gruppuscoli dispongono di un budget aggiuntivo (venticinque milioni di vecchie lire al mese) per attività istituzionali. Il vice-presidente Umberto Pirilli giudica i monogruppi la madre di tutte le vergogne politiche. Non sbaglia. A condizione, però, che, assumendoli come parametro di riferimento, non consideri peccati veniali il concorsone per i portaborse o il maxi-aumento delle indennità. Il legittimo dubbio sulla moralità di una scelta, sia essa pubblica o privata, infatti, non è proporzionale all'entità del danno economico che ne deriva.