Un candidato ogni 40 elettori
Se non è da guinness dei primati, poco ci manca. Sei candidati a sindaco, infatti, per una cittadina come Paola rappresentano un record storico. Come dire un “papabile” ogni mille e ottocento elettori. Se il virus dovesse contagiare Cosenza, in proporzione, alle prossime amministrative i pretendenti potrebbero essere più o meno venti, una diecina a Rende, poco meno a Rossano, Corigliano e Castrovillari. Anche il numero delle liste presentate è fuori controllo: quattordici, cioè una ogni 800 votanti. Entrambi i dati fotografano la disintegrazione delle regole del maggioritario. Ma c’è di più. A correre per la carica di consigliere comunale sono in 277 (un candidato ogni 40 cittadini). Le medie si abbasserebbero ulteriormente se, come divisore, anziché il numero degli elettori aventi diritto, utilizzassimo quello dei votanti effettivi. Nonostante la corsa alla candidatura, però, ci sono pochissime donne e poca società civile.
La partitocrazia evidentemente non ha perso il vizio delle liste blindate. Vuole tutelarsi. E lo ha fatto nel peggiore dei modi. Se scorriamo l’elenco dei candidati “storici” e dei voti di preferenza che hanno raccolto nel 2001, potremmo, pur non avendo qualità divinatorie, proclamare eletto i due terzi del prossimo Consiglio Comunale. L’ultimo terzo lasciamolo in sospeso. Ma solo perché c’è la variabile indipendente del premio di maggioranza. D’altra parte, un candidato ogni quaranta elettori spiana la strada a chi ha una collaudata “rete” d’acchiappavoti. Non necessariamente di tipo clientelare o inquinata dagli “amici degli amici”. Purtroppo, ci sono anche queste. E cercano una propria rampante e provocatoria visibilità. Nel caso di consultazioni amministrative, però, funziona anche il cordone ombelicale della famiglia allargata, che, peraltro, dalle nostre parti, è uno dei pochi valori della civiltà contadina che sopravvive a se stessa.
Non a caso, un po’ tutti i partiti hanno fatto carte false per avere in lista un candidato che avesse un qualche legame di parentela con i nuclei familiari che hanno un peso elettorale. Così capita che, sotto lo stesso tetto, si replica lo scontro infinito tra Peppone e Don Camillo che, come da copione, passate le elezioni, si risolverà al primo pranzo delle feste comandate. Meno male. Altrimenti sarebbe un calvario d’amicizie stroncate. Quanto conta la credibilità dei candidati a sindaco in questo coacervo di millantato credito per la “cattura” dei voti? Credo poco. Al di là del sogno che hanno accarezzato, candidandosi, dovranno fare i conti con il Consiglio Comunale che le rispettive coalizioni stanno costruendo a tavolino. Paola forse è un caso limite. Castrolibero, però, non scherza. Angela Gatto, donna intelligente e colta, ne sa qualcosa.