Tutti a casa

di Roberto Losso

 

La strategia del "tutti a casa" è vecchia come il cucco. La usavano i senatori romani per salvarsi la poltrona, quando i barbari erano alle porte di Roma. Anche allora la colpa era dei proconsoli. Toglievano loro il comando, incoronando altri condottieri. Possibilmente richiamati dalle lontane province dell'impero. Nomi pesanti, virtualmente lontani dal Palazzo, per accreditare l'idea di un cambiamento radicale. Le vie della politica sono sempre state insensibili al rispetto dei valori umani. Continuano ad esserlo. Specialmente in Calabria. Dietro l'angolo, infatti, c'è la ghigliottina come soluzione ai problemi che si incancreniscono. Oggi è toccato ai manager delle Asl. Sembra quasi che a sceglierli siano stati altri. Magari qualche marziano di passaggio. Dicono che per gestire sapientemente il piano-Luzzo ci vogliono nuove energie e nuove professionalità. Un commiato al vetriolo per i commissari decapitati. Avranno modo di riflettere sull'ingratitudine degli sponsor pigliatutto. Nel frattempo, nel centrodestra di periferia c'è burrasca. Specialmente a Paola e dintorni. Non è piaciuto il siluramento di Ennio Logatto. Anche l'Ulivo esprime rammarico. Evidentemente avrà fatto qualcosa di buono. Questo, però, non conta alla corte dei miracoli del rione sanità. Grande entusiasmo, in ogni caso, alla presentazione dei nuovi direttori generali. Che dire? In bocca al lupo. Ne avranno bisogno. Difficilmente la politica farà un passo indietro. Di conseguenza, anche loro dovranno a cantare e portare la croce. Speriamo bene.

 

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