Soldi e potere
I numeri sono numeri. Quindi, parliamone. Come suggerisce garbatamente Enzo Arcuri. Cifre e percentuali forse non hanno un'anima. Di certo, però, non si prestano ad una lettura di parte. Anzi, diventano indicatori d'allegre tendenze nella pubblica amministrazione, se li analizza la Corte dei Conti. Sempre più attenta e rigorosa. Specialmente dopo i tanti ritocchi alla riforma Bassanini che, di fatto, hanno azzerato i controlli sugli atti degli enti locali. Fa testo la relazione sul consuntivo della Regione per il 2002. Il presidente Giorgio Paleologo, discutendone, ha avuto parole severe. Tipo: "Mai dovrebbe esserci un potere che spende i soldi degli altri in modo così libero ed incontrollato". Pollice verso, in particolare, sulle spese per incarichi e consulenze che, rispetto al 2000, si sono triplicate, passando da 1,98 a 6,53 milioni d'euro. Un trend pressoché fuori controllo anche per il 2003. Se ne occuperà la procura della repubblica? Non è questo, però, il problema dei problemi. La magistratura contabile ha posto due questione: una morale, l'altra politica. La prima riguarda la trasparenza della spesa pubblica. La seconda richiama la nostra classe dirigente alle proprie responsabilità. L'allargamento dell'Europa, infatti, penalizzerà la Calabria nella ripartizione dei fondi per lo sviluppo. E' questa la grande sfida. Sapremo vincerla, spendendo bene le poche risorse disponibili? Auguriamocelo. Altrimenti, nonostante l'amarezza di Enzo Arcuri, ai giovani non resterà che andarsene via. Non è una bella prospettiva.