Un sogno negato

di Roberto Losso

 

Dovrebbe essere una festa della memoria. Un omaggio a quanti sono morti per la libertà. Invece, anno dopo anno, assistiamo impotenti al declino dei valori della Resistenza. Qualche cerimonia distratta e storicamente confusa. Molto qualunquismo da reduci e combattenti. E, nel frattempo, "Bella ciao" diventa un canto negato e, spesso, tacitamente proibito. Dicono che evochi scenari da guerra civile. Meglio, quindi, evitarlo per non riaprire antiche ferite. Poco importa se, così facendo, si annacqua la testimonianza etica e libertaria della lotta partigiana. Eppure quel 25 aprile del '44 non è una data qualsiasi. Celebrando l'ingresso dei partigiani a Milano, infatti, si rinnova un sogno di libertà conquistato a duro prezzo. Nell'opposizione dolente al nazifascismo. Nei campi di sterminio. Nel terrore delle Fosse Ardeatine. Nel lager cosentino di Ferramonti. Come si può pensare di cancellarlo o, peggio ancora, di stravolgerne identità e significato? Come uomini del nostro tempo, avvertiamo anche il peso degli orrori dei gulag e delle guerre dimenticate. Le tragedie dell'umanità, però, non sono una sommatoria algebrica. Infatti, per quanto di segno opposto, non si elidono. Al contrario, diventano, nel loro insieme, un pesante fardello. Ognuno le vive secondo la propria coscienza e sensibilità. Anche la Resistenza ne fa parte. Celebriamola, di conseguenza, per quello che è: la festa della ritrovata democrazia. Altrimenti lasciamo stare. Perché non serve agli ideali di pace e libertà un 25 aprile mascherato da 4 novembre.

 

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