Sinistra di governo

di Roberto Losso

 

E' tempo di bilanci. Anche per l'amministrazione comunale presieduta da Roberto Perrotta. Sei mesi, infatti, dovrebbero essere sufficienti per imprimere la giusta visibilità riformista al divenire della cosa pubblica. Da quello che leggo, il sindaco ha dato i voti ed ha promesso grandi cose per l'anno che verrà. Comunque, tutti promossi. Assessori di partito e senza tessera, consulenti tecnici e creativi del marketing, consiglieri comunali e dirigenti politici. Anche quelli un po' birichini che, sia pure con diverse sensibilità, esprimono dissenso per questioni politiche o scalpitano per un posto in prima squadra. Ponti d'oro, ovviamente, agli oppositori pentiti ed agli ex-pretoriani della giunta-Gravina. Ma anche (o soprattutto?) alle lobby che contano. Quelle che possono sparigliare le carte. E collocarsi indifferentemente a destra o a sinistra a proprio piacimento, svolgendo sempre e comunque un ruolo di primo piano. Non entro nel merito. L'Ulivo avrà pure le sue buone ragioni. Mi limito semplicemente ad osservare che, a tutt'oggi, non s'intravedono neanche i contorni dei progetti e dei valori di "quella Paola che vogliamo", che racchiudeva le aspettative di equità, sviluppo e trasparenza del popolo della sinistra e della società civile.
Non ne faccio né un dramma né una leggenda metropolitana. Così va il mondo, specialmente quello politico, quando si trascurano o si sottovalutano le linee-guida della propria identità e delle proprie radici. Mi spiace molto, al contrario, che lo scolorimento dei confini culturali tra maggioranza ed opposizione determini, di fatto, un'omologazione al ribasso tra il progetto del centrosinistra e quello del centrodestra. Specialmente quando appare evidente che dietro alle maggioranze consociative che, di volta in volta, affiorano in Consiglio Comunale c'è comunque uno scambio di cortesie o una confusa tendenza al qualunquismo. L'immagine dell'Ulivo, della sua autonomia culturale e politica, del suo essere maggioranza auto-sufficiente nelle istituzioni e nella città ne esce a pezzi. Anche perché, il più delle volte, il centrodestra di oggi, almeno quello che ha rivendicato la propria appartenenza, non è diverso dal centrodestra di ieri. E' ancora quel centrodestra-pigliatutto che, dopo diciotto mesi di veleni e rancori, ha fatto quadrato intorno agli stessi uomini per sconfiggere l'Ulivo e riconquistare il potere perduto. Non c'è riuscito. Eppure, come l'araba felice, si aggira di nuovo per le segrete stanze all'insegna del "volemose bene".
Al centrodestra conviene. Cura i suoi interessi, assicurandosi un ruolo politico o quanto meno un patto di non belligeranza. Ma l'Ulivo perché lo fa? Non riesco a trovare risposte convincenti. Forse perché avevo immaginato che la sinistra paolana, una volta al governo, diventasse punto di riferimento per il comprensorio, dove, tutto sommato, c'è poco Ulivo e molto centrodestra. Spesso camuffato da liste civiche e dintorni. Che diventasse, cioè, la Stalingrado di un centrosinistra moderno, coerente, riformista. Che litigasse poco sulle nomine e sugli incarichi. Che realizzasse i progetti delle giunte-Ganeri. Che aprisse le giuste vertenze con la Giunta Regionale e con il deputato di collegio. Niente di tutto questo. Almeno per il momento. Si percorrono altre strade. Quelle dei compromessi trasversali. Eppure il centrosinistra locale ha una doppia pesante responsabilità. Verso la città, che gli ha dato fiducia perché alternativo al centrodestra. Verso l'Ulivo provinciale e regionale, perché amministratori e company ricoprono anche importanti incarichi di direzione politica a questi livelli. Galleggiare a Paola, quindi, non è cosa da poco. Specialmente per chi crede ancora che la sinistra dovrebbe essere sinistra anche quando governa.

 

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