Sicurezza, un altro diritto negato
Quei ventisette Angeli di San Giuliano hanno fatto un piccolo grande miracolo. La sicurezza delle scuole è diventata una priorità. Almeno per famiglie, alunni e professori. Chiedono che gli edifici scolastici siano controllati e, se fuori legge, messi a norma. Non vogliono correre rischi. Hanno negli occhi le immagini angoscianti di quell’edificio che, ripiegandosi su se stesso, ha sepolto le speranze di un intero paese. E il dramma poteva essere ancor più pesante e grave, se tante mani generose e dolenti non avessero scavato senza sosta. Sentivano le voci di quei poveri bambini sepolti vivi. E hanno continuato a rimuovere mattoni e cemento armato. Anche quando quelle voci diventavano sempre più flebili. Fino a farsi silenzio. Atroce e maledetto.
Adesso è il tempo della paura e degli interrogativi. Un po’ dovunque. Anche in Calabria. Le risposte, però, sono evasive. Spesso imbarazzate o superficiali. Purtroppo, la nostra regione è il fanalino di coda. Anche nella drammatica graduatoria della sicurezza delle scuole. Tutti gli indicatori di rischio ci collocano oltre le medie nazionali. E precisamente: il 76,5% degli edifici sono privi del certificato d’agibilità sismica (57% il dato nazionale). Va peggio per quanto riguarda la prevenzione incendi: l’84,4% delle scuole non sa cosa sia (73,2%). Inoltre, il 56,8% degli edifici è sprovvisto di adeguate vie di fuga, scala di sicurezza e porte anti-panico (37%). Un quadro d’insieme che genera non poche preoccupazioni. Anche perché la nostra regione è classificata tra quelle potenzialmente più esposte ad eventi disastrosi come i terremoti.
Qualche sindaco, sotto la spinta del fronte delle mamme, si sta movendo. A Paola, per esempio, dopo il reportage del nostro giornale, è stata evacuata una scuola elementare e, nei giorni scorsi, i vigili del fuoco hanno transennato una parte della scuola materna di Fosse del Rango. La soglia d’attenzione degli enti locali, però, è ancora troppo bassa. In quasi tutti i bilanci, sono previsti fondi irrisori per la messa in sicurezza degli edifici pubblici e, in particolare, dei plessi scolastici. Evidentemente vale più una frittata gigante che la vita umana. Manca, di fatto, una vera cultura della prevenzione. Non a caso, in Calabria, si continua a morire nei cantieri di lavoro, su strade che sembrano cimiteri, sotto il fango delle fiumare violate dalla speculazione edilizia selvaggia. Anche la strage degli innocenti di Soverato è già un ricordo lontano e sbiadito.
La situazione è grave. Anche per responsabilità dei governi centrali, che, troppo spesso, adottano leggi innovative per poi lasciarle appese nel vuoto. Così è stato per le norme sulla sicurezza. Non avendo risorse finanziarie per attuarla, infatti, ne hanno prorogato più volte le scadenze. L’ultimo rinvio ha fissato al 31 dicembre 2004 la data limite per mettere in regola gli immobili ad uso pubblico. Come dire che, sia pure formalmente, nel frattempo, non esistono particolari responsabilità, se scuole, ospedali ed ospizi non rispondono ancora ai requisiti fissati dalla legge. I terremoti e gli incendi, però, non leggono la Gazzetta Ufficiale. E si scatenano, quando meno te l’aspetti. Che diremo domani, ove mai dovesse succedere il peggio, avendo consapevolezza dello sfascio dei nostri centri storici e della precarietà delle nostre scuole?
Come sempre, parleremo di tragica fatalità. Siamo bravi, infatti, a convincerci, assolvendo così le nostre coscienze pelose, che il destino è destino. Lo abbiamo sempre fatto per non assumerci le nostre responsabilità storiche, politiche e culturali. Per questo siamo ancora sud del sud. Ed i numeri dicono che continuiamo ad esserlo. Anche per quanto riguarda la sicurezza dei luoghi dove passano molto tempo i bambini, gli ammalati e gli anziani. Ci vogliono molti soldi. Ed i soldi non ci sono. Bisogna trovarli. E’ una testimonianza di speranza poter dire ai sopravvissuti che quei ventisette Angeli di San Giuliano non sono morti invano. Il sud questa volta dia l’esempio: rinunci al ponte sullo Stretto. A condizione che quei soldi, però, siano spesi per rendere più sicure scuole, ospedali ed ospizi. Anche quelli del nord. Bossi non capirà. Ma non importa.