La sinistra senza voce...
Sono profondamente deluso ed amareggiato. Non vorrei pentirmi di aver combattuto a viso aperto quel centrodestra che, in soli diciotto lunghi mesi, è riuscito a tirar fuori il peggio di se stesso. Una resistenza morale e culturale quasi solitaria, perché erano in molti, anche a sinistra, a sposare la tesi buonista del “ma diamogli tempo!” o quella ancor più spocchiosa del “ma hanno vinto le elezioni!”. Concetti quest’ultimi che condivido. A mio avviso, però, valgono per un periodo limitato. Gli anglosassoni la chiamano “luna di miele”. Per i primi cento giorni i nuovi governanti devono poter lavorare in pace, guardarsi le carte e presentare all’opinione pubblica un realistico piano di lavoro. Se non lo fanno o partono con il piede sbagliato (per esempio: con la caccia agli extracomunitari) la tregua è finita. E comincia la battaglia politica, che, però, deve essere coerente e lineare. Sia quando c’è la televisione (Consiglio Comunale) sia quando non c’è la televisione (Commissioni Consiliari). Altrimenti si legittima il trionfo del trasversalismo e dell’inciucio.
Perché giro il coltello nella piaga? Perché, purtroppo, ho la sgradevole sensazione che il centrosinistra e la sinistra non abbiano tratto le giuste conseguenze dalla batosta del 13 maggio 2001. E, peggio ancora, neanche da quella socialmente più devastante dei diciotto mesi di governo del centrodestra rampante. Che diceva le bugie sul caro-tasse. Che sprecava i soldi per le frittate giganti. Che s’inventava i vice-assessori. Che voleva mettere le mani sul Prg. Che teneva sotto schiaffo le cooperative sociali per ricattarle politicamente. Ce ne siamo già dimenticati? Sembrerebbe di si. Altrimenti centrosinistra e sinistra non sarebbero prigioniere di tante perdenti e defatiganti contraddizioni. Evidentemente, questo centrosinistra e questa sinistra delle interpartitiche e del numero chiuso hanno lasciato per strada l’orgoglio della propria identità e della propria memoria storica. Anche quella del recente passato.
Scrive una giovane compagna nel Forum del mio sito internet: “Noi, nonostante tutto, scenderemo in campo lo stesso, magari turandoci il naso”. Lo farò anch’io. Capisco comunque, e condivido, l’indignazione del popolo della sinistra sommersa. E specialmente della sinistra dei giovani. Quella sinistra senza voce che assiste sgomenta: 1) al gioco al massacro delle trattative infinite per scrivere regole e valori che, almeno a sinistra e dintorni, per definizione, dovrebbero essere chiare e condivise. 2) alle incursioni elettorali di neonati movimenti che contestano di brutto, dividendoli ancor di più, i gruppi dirigenti della sinistra anziché aiutarli a ritrovare l’unità perduta. Fa bene quindi la sinistra senza voce a chiedersi: ma che sinistra è una sinistra che, al tavolo dell’Ulivo, cade nella trappola degli organigrammi preventivi. E’ una sinistra politicamente e culturalmente perdente. E, nell’immaginario collettivo, tale resterà anche se l’Ulivo dovesse vincere. Non è una prospettiva esaltante. Scusatemi, ma purtroppo la “vedo” così.