Sceneggiate elettorali

di Roberto Losso

 

Mi costa molto affermare che giudico fuori luogo il trionfalismo del centrosinistra e, in particolare, della sinistra. Non mi sembra, infatti, che vi siano valide ragioni - né sul piano politico né su quello amministrativo - per dichiararsi soddisfatti e contenti. Specialmente se rapportiamo i risultati con le aspettative dei cittadini che, votando per l’Ulivo, chiedevano, innanzi tutto, più trasparenza ed austerità dopo l’infelice parentesi del centrodestra pigliatutto. Questi primi nove mesi non rappresentano, infatti, un esempio esaltante di discontinuità rispetto al recente passato. Le cronache locali registrano tante prove tecniche di crisi e qualche carnevalata di troppo. Al centro delle fibrillazioni più che le idee ed i valori ci sono le varie articolazioni del potere. Per il resto, ovverosia progetti di sviluppo e politiche sociali, neanche lo straccio di una programmazione convincente e rassicurante.

E’ superfluo entrare nei dettagli. Sarebbe come girare il coltello nella ferita di nomine al limite della legittimità o di assunzioni per chiamata diretta mascherate da consulenze. Mi limito, pertanto, a richiamare le questioni ancora aperte e scottanti: quali il dimissionamento coatto del presidente della Margherita, l’attacco concentrico al gruppo dirigente del vecchio Pci-Pds, la minacciosa richiesta di due assessorati alla Comunità Montana, l’evanescenza dell’identità culturale dell’Ulivo, l’uso disinvolto delle prerogative delle autonomie locali, lo stillicidio di nomi eccellenti per l’incarico di difensore civico (presumibilmente per bruciarli, restringendo, di fatto, la rosa dei papabili a qualche candidato gradito alle opposizioni di governo). Forse c’è una regia unica. La mia sensazione, in ogni caso, è che l’imbarbarimento delle regole, ha gettato il centrosinistra nel caos, facendolo diventare inutilmente aggressivo e sprecone.

A raccontarla così mi viene la pelle d’oca.  Perché, nel mentre la politica si incarta e si compiace della sua realtà virtuale del “tutto va bene signora la marchesa”, gli indicatori sociali descrivono una città drammaticamente prigioniera delle nuove povertà. Nel frattempo, anche i diritti collettivi diventano amabili regalie consociative. Così può capitare di leggere, come per l’affaire Tor di Valle, di miracolistici interventi del centrodestra per la risoluzione dei problemi cittadini. Il Nuovo Psi annuncia che, per il suo fattivo interessamento, l’assessore regionale alla cultura ha stornato (a danno di chi?) trecento mila euro per l’ammodernamento delle scuole. L’amministrazione tace. Anzi sembra dire: grazie ed a buon rendere. Poi, però, scopri che quel finanziamento era un atto dovuto, perché frutto del riparto dei fondi regionali per l’edilizia scolastica. Viene da chiedere: ma perché il centrosinistra regge il moccolo a queste sceneggiate elettorali da prima repubblica?

 

www.ildiario.too.it