Savoia, pizze e mandolini

di Roberto Losso

 

Ha scritto “Il Manifesto”: per non incontrarli, Roberto Murolo se n’è andato. Un link arguto. E come sempre provocatorio, ma forse un tantino esagerato. Che c’entra l’anima disincantata di Napoli, la sua voce leggera e soave, intimamente vicina al celestiale teatro d’Edoardo De Filippo, con l’anonimo e stucchevole rientro dei discendenti di una dinastia che si è prematuramente perduta nelle miserie del fascismo, delle leggi razziali e della guerra? D’altra parte, nonostante la presenza di tanto sangue blu, non si è potuto rinnovare il miracolo. Davanti alla folcloristica “mmuina” di borbonici e savoiardi il Cardinale Giordano ha pensato bene di sprangare le porte del Duomo. Non è un dramma. Neanche per San Gennaro che, in questi giorni, come avrebbe detto Totò, tiene altro da fare. Dietro l’angolo, infatti, c’è una guerra che lascia con il fiato sospeso gli uomini di buona volontà. Specialmente quel Papa vecchio e stanco che, avendo vissuto in Polonia le atrocità del secondo conflitto mondiale, invoca la pace per tutti i popoli del mondo.

I nostalgici dignitari del Regno delle Due Sicilie si sono vestiti a lutto, negandosi agli inviti di Sua Altezza Reale. Anche le  lussuriose e bigotte casate della Roma papalina lo fecero, quando i bersaglieri aprirono la breccia di Porta Pia. Non facciamocene un vanto. Perché l’insofferenza dei neo-borbonici verso i piemontesi predatori non è dissimile da quella dei leghisti verso i meridionali accattoni. Ognuno, d’altra parte, racconta le vicende umane a modo suo. E tutti se la prendono con i libri di testo, sostenendo che sono faziosi. Forse è vero. Oggi, però, la storia non c’entra. La fine dell’esilio dei Savoia, infatti, per come si è materializzata, tra pizze e mandolini, al massimo appartiene alla cronaca mondana di una città abituata a sopravvivere tra miseria e nobiltà. Meglio così. Davanti a tanta deludente goffaggine, infatti, ci sarà più facile ingoiare il rospo della decisione “solenne”  di farli rientrare dal loro dorato esilio ginevrino.

Adottiamo, però, una piccola cautela. Consigliamo a chi può consigliare Vittorio Emanuele di non estivare in una delle tante meravigliose isole del Belpaese. Gli italiani ed anche gli stranieri che amano l’Italia, d’estate,  sono gioiosamente chiassosi. Potrebbero, quindi, disturbare la sua regale permanenza. Non vorremmo che, considerandola come plebea mancanza di riguardo verso la sua augusta persona, imbracciasse il fucile. E sparasse a difesa dell’italica pennichella.  Magari uccidendo qualche povero ragazzo. Come ha fatto all’Isola del Cavallo. D’altra parte, i Savoia mancano dall’Italia da oltre cinquant’anni. Meglio avvertirli.  Potrebbero anche non sapere, infatti,  che, in questo paese orgogliosamente repubblicano, oltre al “ius primae noctis”, è stato abolito anche il diritto nobiliare  di libera caccia alle specie protette, ivi compresi gli esseri umani. Dimostriamo, ancora una volta, che siamo comunque: “Italiani, brava gente”. Trattiamoli con cortesia,  ma per quello che sono: gente comune con il passaporto italiano.

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