Il re è nudo
Il presidente Chiaravalloti, politico di razza a lungo prestato alla magistratura, non ha perso l'occasione propizia per togliersi un sassolino dalla scarpa. Avendo fiutato che la "leggina" sulla maxi-indennità era un boomerang, l'ha firmata a tempo di record. Inutili, quindi, i tentativi di bloccarne l'efficacia sotto la spinta della protesta popolare. Adesso, di conseguenza, chi vuole fare marcia indietro dovrà passare sotto le forche caudine del referendum o della revoca. Non è una bella prospettiva per quanti dovranno fare autocritica dopo averla caldeggiata in commissione ed approvata in assemblea. Il governatore delle Calabrie ha colto fino in fondo questo diffuso disagio politico. Anzi ne ha tratto il massimo profitto con una stringata dichiarazione. Peraltro, passata quasi inosservata. Poche righe per chiarire tre cose essenziali. Innanzi tutto, ha rivendicato "l'orgoglio di avere rispettato le regole della democrazia, procedendo, com'era ineludibile dovere, alla promulgazione di una legge votata dal Consiglio Regionale". Poi, ha preso atto che "sullo stesso piano non si sono posti quei consiglieri del centrosinistra che sono andati ad occupare l'aula del Consiglio". Quindi, ha tirato un colpo basso ai fautori dell'aumento fai-da-te: "Ho più volte espresso il mio disappunto su un provvedimento che invece ha raccolto un sostegno inizialmente plebiscitario e successivamente trasversale ai due poli". Una sciabolata che lascia il segno e scopre gli altarini delle mezze verità. Oggi più che mai, quindi, il Re è nudo. Anche se pentito.