Quel Cristo sofferente
C 'era un povero Cristo sofferente nella piazza principale di Cetraro. Sindaco e progettisti del nuovo look lo hanno rimosso, perché privo di "valore artistico". Eppure quella scultura, nell'immaginario collettivo, era la rappresentazione simbolica del sacrificio di Giannino Losardo. Un uomo onesto, che, per il suo "no!" alle mafie del tritolo e dei colletti bianchi, fu assassinato a colpi di lupara. Anche quel crocefisso, quindi, era un "simbolo d'amore e di speranza", che andava difeso e preservato. Perché ormai faceva parte del vissuto quotidiano di tanti cattolici praticanti e laici incalliti. Chissà dov'è finito. Forse nel dimenticatoio dei cattivi pensieri, come il crocefisso di Don Camillo. Lungo la strada del Cristo sofferente, evidentemente, c'è sempre un Ponzio Pilato, che se ne lava le mani e ne decreta la morte per salvare Barabba. Ieri come oggi. Non entro nel merito della decisione di giudicare legittima la richiesta di sfrattare il crocefisso dalle scuole. Non ne avrei facoltà sul piano della dottrina o del diritto. Mi limito, pertanto, a dire, come Fausto Bertinotti, che personalmente "avrei qualche difficoltà a toglierlo". Se non altro per la pietas che quel simbolo risveglia dentro di noi. Non evoca, infatti, sentimenti contrari ai principi di fratellanza, giustizia e dignità. Al contrario, racchiude in sé le tragedie dell'uomo, quando si sperde nel delirio d'onnipotenza di guerre, discriminazioni ed ingiustizie. Non carichiamo, però, questa brutta vicenda di significati che non ha. Magari cadendo nella trappola del "crocefisso si, crocefisso no". Quasi fosse scoppiata una nuova crociata. Non è così. Primo: perché la decisione di un giudice non cambia, di per sé, il comune sentire della gente. Secondo: perché Abel Smith rappresenta solo una sparuta minoranza dell'islam. Prima o poi, anzi, dovrà chiedere perdono ai suoi fratelli musulmani. La sua provocazione, infatti, se presa sul serio, potrebbe avere effetti devastanti per quei poveri Cristi che vengono da paesi lontani. Non a caso, nel frattempo, Bossi si proclama paladino della fede. Se dipendesse da loro, sarebbe già guerra santa. Isoliamoli. Perché non è così che si costruisce un mondo migliore.