Quei pericolosi ribelli del Sud...
di
Roberto Losso
Mi ha commosso la gioiosa determinazione con cui il popolo dei No Global ha invaso la città di Bernardino Telesio e Giacomo Mancini. Anche questa volta, come a Firenze, non erano soli. Insieme a loro c’erano i sindacati e l’altra sinistra, anche quella riformista. Sindaci ed amministratori con i gonfaloni. Professori e studenti. Bandiere rosse nel corteo e sui balconi. Punti di ristoro spontanei organizzati dalla gente davanti ai portoni delle proprie case. C’era il mondo dei cattolici. Quest’ultimi, anzi, esprimevano una particolare serenità. Li sosteneva, infatti, il pensiero evangelico e dialogante di Frate Agostino, che ha aperto le porte della Chiesa ai disobbedienti. Il suo è stato un gesto importante e liberatorio. Anche perché ha saputo trovare le parole giuste per coniugare la sua missione pastorale con il diritto dei popoli a costruirsi liberamente e pacificamente un futuro di giustizia, pace e solidarietà.
A Cosenza abbiamo capito che verità, democrazia e libertà legano l’umanità ad una stessa prospettiva politica, sociale e culturale. La gente manifestava non tanto per se stessa, ma per gli altri. Per quelli che, nel mondo, come i ribelli del sud, stanno in carcere per reati d’opinione. Per quelli che muoiono per fame, perché ieri il colonialismo ed oggi la globalizzazione gli negano le risorse necessarie per sopravvivere. Per quelli che sono stroncati dall’Aids, perché le multinazionali vogliono dollari o petrolio in cambio dei medicinali. Per quelli che muoiono di terrorismo, perché purtroppo, e troppo spesso, l’integralismo prevale sulla ragione. Ed anche per quelli che muoiono di guerra, perché i loro paesi sono ricchi di materie prime che i potenti del mondo vogliono controllare. Testimonianze drammatiche, vissute con intensa compostezza. Senza gesti di violenza. E senza atteggiamenti provocatori o minacciosi. Neanche verso quei magistrati, che, applicando obsoleti articoli del codice Rocco, comunque in vigore, hanno spedito venti no global meridionali nelle carceri di massima sicurezza.
Molti ponevano un interrogativo lacerante. Anche alla sinistra che è stata al governo. Perché quella legislazione liberticida, voluta dal fascismo per mandare i “sovversivi” davanti ai tribunali speciali, fa ancora parte del codice penale di un Paese che ha costruito la propria identità intorno ai valori della Resistenza? Se lo chiedevano. Ad alta voce, con rabbia e con tanta condivisibile amarezza. Me lo sono chiesto anch’io. E lo chiedo anche a voi: perché, dopo cinquantenni e più di democrazia, così matura da resistere alla guerra fredda ed alle Brigate Rosse, le idee diverse ed antagoniste sono ancora un reato? Non so se dietro all’arresto dei “ribelli del sud” ci sia o no un complotto, una forzatura o un atto dovuto. So per certo, però, che, se il codice Rocco fosse stato adeguato al comune sentire della nostra società, oggi i “disobbedienti” non sarebbero in carcere. Ed i magistrati titolari dell’inchiesta, a loro volta, non sarebbero nell’occhio del ciclone.
Il movimento che ha sfilato per le strade di Cosenza assomiglia molto a quel “disubbidiente” movimento studentesco, che voleva portare l’immaginazione a potere. Allora gli studenti insieme agli operai conquistarono, per tutti, anche per quelli che li chiamavano “rivoluzionari”, grandi spazi di libertà e di democrazia nelle scuole, nelle fabbriche, nella società. Sarà così anche questa volta. Ed anche questa all’insegna della non violenza. Da questo punto di vista forse si è chiusa un’epoca: quella dello scontro di piazza come strumento di protesta radicale e della repressione come unica risposta istituzionale possibile. Lo hanno dimostrato i disubbidienti, ma anche i poliziotti e carabinieri. C’erano, erano tanti, eppure nessuno li ha percepiti come una presenza minacciosa. Diamogliene atto, ricordandoci dell’anatema di Pier Paolo Pasolini. A Genova, invece, avevano “menato” di brutto durante e dopo gli scontri, come facevano nel ’68. Me lo ricordo. Anche per questo, pensando all’atmosfera solidale e tollerante che si respirava a Cosenza, non ho dubbi nel dire: No Global? Si, grazie!