Pubblicità ingannevole

di Roberto Losso

 

Il nuovo Statuto della Regione Calabria è stato approvato, in prima lettura, con un voto più o meno bipartisan. In altri tempi, avrei parlato di consociativismo. Lasciamo, in ogni modo, perdere le sfumature filologiche. Per due motivi: per carità di patria e per il necessario rispetto che comunque bisogna portare alle assemblee elettive. Almeno fino a quanto non scadono, come purtroppo spesso succede, nel corporativismo sfrenato o nella legittimazione di privilegi che offendono il comune senso del pudore. E’ il caso, parlando di cose di casa nostra, dell’impudente assunzione dei portaborse d'entrambi i poli, dell’allegra finanza in materia di gruppuscoli consiliari “fai da te” e della tortuosa faccenda degli assessori taroccati. Neanche il pentapartito più ruspante e furbesco avrebbe osato tanto. Eppure è successo. Ovviamente in Calabria.

Leggo interviste che osannano alla riforma. Parlano di nuove opportunità di sviluppo. A me sembra pubblicità ingannevole. Non vedo, infatti, particolari innovazioni o elementi di modernità. A parte il fatto, sgradevole, che: 1). si allarga il numero dei consiglieri (+30%); 2). si azzera la presenza in giunta dei tecnici esterni. 3) s’istituisce la vice-presidenza per limitare i casi di scioglimento del Consiglio; 4). si risolve con un golpe bianco, a danno dei partiti minori,  la questione dei mini-gruppi. Pesa, inoltre, lo “strappo” con i valori della Resistenza, ai quali, invece, si richiama la Costituzione. Se i padri costituenti avessero ragionato allo stesso modo, saremmo ancora fermi all’”8 settembre”. Anche loro hanno mediato. Non poteva essere diversamente, discutendo di democrazia parlamentare, indipendenza dei poteri, libertà di culto nel rispetto della laicità dello Stato. Lo hanno fatto, però, senza ambiguità o trasversalismi.

Mi sono affannato a cercare, nelle dichiarazioni soddisfatte dei leader di destra e di sinistra, una spiegazione logica e condivisibile delle ragioni per cui i consiglieri regionali, con il nuovo Statuto, passeranno da 43 a 56. Non ci sono riuscito. Anche perché se ne parla poco. Quest’opaco silenzio giustifica il ragionevole dubbio che non ci siano alte motivazioni fondate su questioni di rilevanza democratica o istituzionale. Al massimo si tratta di un compromesso. Forse bipartisan, ma in ogni caso indigesto. Tredici nuovi seggi (ma non porta male?), evidentemente assicurano le giuste prospettive per la riconferma degli uscenti e la promozione sul campo degli emergenti che mordono il freno. Che importa, allora, se il nuovo Statuto non ha radici morali ed un’identità culturale? Poco o niente. Almeno per gli addetti ai lavori. Credo, però, che i calabresi, “briganti” per cultura e tradizione,  al referendum confermativo ne terranno conto.

 

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