PRG, un giallo alla Perry Mason

di Roberto Losso

 

Un altro “giallo” alla Perry Mason. Si tratta del Piano Regolatore Generale. I Ds hanno parlato chiaro: lo strumento in vigore, secondo loro, è coerente con la nuova legge urbanistica regionale. Non sarebbero, pertanto, necessari adeguamenti di qualsivoglia natura.  Dentro ed intorno alla maggioranza, invece, sia pure in maniera informale, si sostiene il contrario. Un alibi per mettere le mani sul Prg senza assumersene la responsabilità politica? Forse. Un fatto comunque è certo: almeno in materia urbanistica  il centrodestra vuole “rispettare” gli impegni assunti (con gli elettori o con le clientele?). Quando era minoranza, infatti, le ha provate tutto per  bloccare il progetto-Tutino. Aveva sponsorizzato un paio di lottizzazioni, che sono state bocciate. Allora si è messo di traverso, adottando forme estreme di boicottaggio. Anche in campagna elettorale ha ripetuto che il Prg non gli stava bene. Che c’entra dunque la legge urbanistica, se la decisione di stracciarlo era maturata il giorno stesso della sua approvazione? Avendo i numeri, ci può provare. Specialmente  se ritiene che,  così com’è, contrasta con il suo progetto di sviluppo. Lo dica, però, apertamente. E ne spieghi anche le ragioni e gli obiettivi.  Sarebbe quanto meno un approccio corretto e trasparente ad una questione strategica per il futuro della città.

Non entro nel merito. Mi limito ad osservare che le varianti striscianti, di fatto, stanno stravolgendo le linee-guida dello strumento urbanistico. Figuriamoci che cosa succederebbe, se dovesse prevalere l’idea  di ridisegnarlo da cima a fondo. Siamo in tanti a chiederci come mai il Prg, approvato poco tempo fa, rappresenti la priorità delle priorità per il centrodestra. Qualcuno ce lo spieghi. Altrimenti può sorgere il legittimo sospetto che l’urgenza derivi solo da una esigenza: quella di “onorare” le promesse fatte in campagna elettorale. Costi quello che costi. Anche a danno della qualità della vita e dell’ambiente.  Se questo dubbio trovasse conferma, avremmo il diritto di  pensare che il risultato del 13 maggio è stato condizionato dal “voto di scambio”. Non solo per il “giallo” del Prg. Tutta la “gioiosa macchina da guerra” del centrodestra, infatti,  è scesa in campo, ed in maniera pesante, per conquistare il  Comune. L’”investimento” rispondeva ad una ragionata strategia politica: far cadere la Stalingrado del centrosinistra. E, quindi, piantare la bandierina anche sulla Comunità Montana. Non tutte le ciambelle, però, vengono con il buco. E l’operazione è fallita. Tutti, però, sappiamo che cosa significa“investire” in politica: favorire l’uno a danno dell’altro e promettere quello che non si dovrebbe promettere. Anche impensabili varianti al Prg.

I Ds temono un nuovo saccheggio dell’ambiente e del territorio. Fino ad oggi non sono stati smentiti. Una risposta, quindi, non guasterebbe. Magari attraverso la stampa. Difficilmente, infatti,  se ne parlerà in Consiglio Comunale. Diventato, purtroppo, un “bivacco per manipoli”, di cui si può fare anche a meno.  Il rispetto delle regole, di conseguenza,  è affidato al diritto soggettivo ed alla sensibilità politica dei singoli. Anche lo Statuto ed i Regolamenti sono aggirati con capziose interpretazioni di parte. Quasi fossero un “opzional”. Come l’ABS o la vernice metallizzata. Evidentemente, secondo il centrodestra, la democrazia coincide con il pensiero e con la volontà  della partitocrazia, dei capigruppo e  dei consiglieri comunali di maggioranza (ovviamente quelli allineati e coperti). Il resto è spazzatura. Faccio un esempio.  Antonella Bruno Ganeri, al Festival dell’Unità, ha detto che il Prg è in regola con i requisiti di legge, sfidando il centrodestra a smentirla. Credo sia persona informata dei fatti. Se non altro perché, da sindaco, ha lottato fino in fondo, affinché  lo strumento urbanistico venisse approvato senza snaturarne gli indicatori di qualità. Neanche lei merita la benché minima attenzione? Anche questo assordante silenzio istituzionale è un’offesa alla democrazia. O no?

Politicamente c’è un’altra questione. Il centrodestra, sbrindellato com’è, e con la sua maggioranza virtuale,  può permettersi il lusso di affrontare una questione scottante come la “messa punto” del Prg? Non credo. Se dovesse provarci, dovrà fare i conti con quelle lobby che si atteggiano ad azionisti di riferimento di questo o quel consigliere comunale. Ne vedremo delle belle. Anzi, credo che proprio sull’urbanistica il centrodestra rischia di perdere  la partita. Nel senso che: o accetterà i compromessi più intriganti (ed andrà a casa alle prossime amministrative) o dirà qualche timido “no!” (ed andrà a casa anticipatamente). Come prospettiva non c’è male. Mi chiedo: a Paola  continueremo a viverci. Tutti, destra e sinistra. Siamo sicuri, però, che vorranno farlo anche i nostri figli? Ne dubito. La città, infatti, perde pezzi. Specialmente sul piano della vivacità culturale e della qualità della vita. Gli altri Comuni crescono, pensando all’Europa. Noi, invece, facciamo un passo avanti e due indietro. Come il gambero. Se adesso, aprendo il rubinetto delle varianti al Prg, ci giochiamo anche le ultime opportunità di sviluppo, possiamo chiudere bottega. E Paola non potrà che diventare un piccolo borgo. Antico forse, ma certamente marginale. Nonostante la benedizione di Frate Francesco. E, quando succederà, non potremo dare la colpa al destino cinico e baro. La verità è un’altra. Paola morirà, perché, nel centrodestra, la gramigna ha preso il sopravvento. E non sarà facile liberarsene. I contadini ne sanno qualcosa.

 

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