"Ritorna l'ombra sua…" nel ricordo di Pietro Mancini
di Roberto Losso
Pietro Mancini era molto legato alle sue radici, alla sua terra, ai suoi contadini, ai suoi compagni di lotta. E, specialmente nell'ultimo periodo della sua vita, era oltremodo interessato a conoscere i problemi politici che nascevano nel partito, ma desiderava innanzi tutto incontrarsi con i vecchi militanti del socialismo calabrese con i quali era rimasto affettuosamente in contatto. Pietro Mancini avvertiva quasi il peso morale di tenere vivo il ricordo di quanti avevano combattuto grandi battaglie, che avevano dato molto al partito socialista in tempi difficili e sofferti. Non voleva, Pietro Mancini, che il tempo cancellasse quest'impegno, questi nomi, queste lotte dalla memoria storica. Il saggio "Il Partito Socialista Italiano in Provincia di Cosenza (1904-1924" racchiude proprio questa forte volontà di rendere omaggio alla fede socialista di tanti illustri e sconosciuti militanti, di testimoniarne gli impegni ed i sacrifici. Questo era l'uomo. L'idealista solidale con i compagni che avevano costruito insieme a lui il Partito Socialista in provincia di Cosenza. L'antifascista in pace con se stesso e con la propria coscienza. Anche in ciò consiste l'eticità del suo pensiero politico. Un'eticità così profonda da spingerlo un giorno a rispondere sdegnato "Io difendo i contadini, non gli sporcaccioni" a quel contadino, che pure gli era così caro, che gli chiedeva di patrocinare il figlio accusato di violenza carnale. Il suo modo d'essere era sempre sostenuto da quel sentimento profondo dell'idealismo socialista, di cui era stato teorico appassionato ed attento, e che, negli anni del pre-fascismo, lo aveva profondamente coinvolto sul piano intellettuale. Ricordo, al proposito, il saggio pubblicato sull'"Avanti!", nel settembre del '23, nel quale, per la prima volta, si proponeva una lettera innovativa del marxismo, che, sosteneva Pietro Mancini, andava interpretato ed inteso come un puro e semplice "filo conduttore" e non già "come un dogma". Pietro Mancini, comunque, non fu solo uomo di pensiero. Incisiva e costante, infatti, fu la sua attività di proselitismo tra i contadini e di lotta politica insieme ai contadini. Proprio questa radicata presenza spiega la sua elezione, nel 1921, al Parlamento. E, dalla tribuna parlamentare, Pietro Mancini coerente con se stesso difese, con passione e con fermezza, le ragioni dei calabresi. Nel '24, nonostante le elezioni fossero state pesantemente condizionate dalla violenza fascista, Mancini venne riconfermato deputato. Anche il quell'aula che Mussolini voleva trasformare in un "bivacco per manipoli", il parlamentare socialista fece sentire la sua voce, giungendo finanche a sfidare apertamente il regime, rievocando in aula la figura di Lenin, nel mentre rispondeva, a nome del gruppo socialista, al discorso della corona nella seduta del 3 giugno 1924. Il 9 novembre del '26 Pietro Mancini fu dichiarato decaduto da deputato ed arrestato. Iniziò così, per questo irriducibile uomo di pensiero e di fede socialista, il tempo del confino e delle persecuzioni, che cessarono con l'ultimo erresto del 27 luglio 1943 ad opera di un colonnello dei carabinieri che non voleva credere alla caduta del fascismo avvenuta rovinosamente due giorni prima. Il comitato antifascista di Londra lo propose come prefetto di Cosenza. La sua rettitudine lo spinse ad un formidabile impegno per la ricostruzione, per prevenire ogni forma di rappresaglia, per scongiurare il fallimento della Cassa di Risparmio, per dare ai comuni sindaci onesti ed autorevoli. Fu quindi ministro senza portafoglio nel governo Badoglio e ministro ai Lavori Pubblici nel governo Bonomi. Quasi plebiscitaria fu, poi, la sua elezione alla Costituente. Fu chiamato a far parte della prima commissione presieduta dall'on. Tupini e la sua relazione sui diritti civili, stesa insieme all'on. Riccardo Merlin, fu approvata senza contrasti. Allo stesso modo precisa e coerente fu la posizione di Pietro Mancini assunse nei confronti dell'art.7 della Costituzione. Ne fa fede il discorso pronunciato all'Assemblea Costituente nella seduta del 17 marzo 1947, nel quale Mancini definì la proposizione dell'articolo una incongruenza ed un contrasto rispetto allo spirito laico, tollerante e garantista da cui stava nascendo la Costituzione. Anche in questa impegnativa fase politica, Pietro Mancini ritornava alle sue radici. E riscopriva l'idealismo socialista come strumento di lotta politica. Davanti allo squallido grigiore del presente, proprio nel giorno sua scomparsa, vorrei ricordare Pietro Mancini con le sue stesse parole, con quelle intense parole con cui, l'11 giugno del 1994, Egli commemorò Giacomo Matteotti: "Ritorna l'ombra sua…". Oggi più che mai, infatti, sarebbe necessario che "l'ombra sua", l'ombra austera ed appassionata di Pietro Mancini, ritornasse per risvegliare le nostre coscienze stanche e frastornate al sentimento degli ideali, richiamandoci anche al nostro dovere morale di calabresi e di militanti della nuova sinistra del terzo millennio.