Pastette e piccantino

di Roberto Losso

 

Una volta si diceva poche ma buone. Evidentemente i tempi sono cambiati. Anche  nel rapporto cultura e spettacolo. Mai come quest’anno, infatti, la promozione turistica ha sponsorizzato il miraggio del tutto fa brodo. Piazze, anfiteatri e scenari naturali da mille e una notte hanno ospitato di tutto e di più. Mostre mercato itineranti sempre uguali a se stesse, sfilate di moda organizzate dal negozio della porta accanto, esibizioni impossibili di dilettanti allo sbaraglio. Al resto hanno pensato i tanti impresari-faccendieri, che, in quest’esaltazione dell’effimero, hanno fatto il pieno. Ogni cittadina perla di qualcosa o presunta tale, pur in presenza di bilanci che piangono miseria, ha trovato i soldi per finanziare il suo sogno di mezza estate. Poco importa se c’è scappata qualche spesa di troppo. Prima o poi, infatti, anche i debiti fuori bilancio saranno ripianati.

Nel frattempo, però, i grandi eventi, quelli che creano un’immagine vincente per il prodotto-turismo, si contano sulle dita di una mano. Non tanto per il livello degli artisti che sono chiamati ad esibirsi. Spesso, anzi, si tratta dei nomi più gettonati dell’intrattenimento televisivo e non. Il fatto è che, senza un progetto di qualità ed un’idea innovativa, tutto scade nella routine. Anche un concerto di Lucio Dalla o Franco Battiato. Nella logica improvvisata e casereccia delle mega-serate a tutti i costi, infatti, effimero e cultura si confondono. Così, un premio di poesia o una rassegna di buon cinema vale meno delle rimpatriate di Mino Reitano o delle serenate senza voce di Franco Califano. Mi chiedo: l’estate sotto le stelle è forse diventata una macchinette mangiasoldi, oltre che un raffinato business politico-clientelare sotto forma di sponsorizzazioni e consulenze?

Per fortuna, gli ultimi squarci di questa pazza estate si chiudono all’insegna delle “pastette” e del “piccantino”.  Due proposte, quelle di Castiglione Cosentino e Diamante, che rompono la monotonia del “già visto” per proporsi come appuntamenti in bilico tra curiosità e provocazione. Anche per questo, sia pure con budget francescani, crescono d’anno in anno, ritagliandosi uno spazio originale e riconoscibile. Di certo, non sono banali. S’inventano, infatti, sempre qualcosa di suggestivo da raccontare. Magari un sapore o un sapere dimenticato. Immaginazione e creatività, se opportunamente mixate, quindi, tracciano percorsi alternativi alle manifestazioni auto-celebrative ed agli spettacoli chiavi in mano. Il prossimo anno affidiamoci alla qualità ed alla fantasia. Forse rappresenteremo meglio l’anima antica della nostra terra ancora tutta da scoprire e da gustare. 

 

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