Partiti e società civile

di Roberto Losso

 

Umberto Eco, nei giorni scorsi, ha scritto che l’Ulivo, nel 1996, mise in crisi se stesso, quando, dopo aver vinto le elezioni, teorizzò che la società civile doveva cedere il passo alla società politica. E starsene buona e zitta per non disturbare il manovratore Un teorema che, nel tempo, passò al tritacarne  Romano Prodi e Massimo D’Alema,  E tenne sulla graticola  Giuliano Amato, che arrivò con il fiato grosso alla consultazione elettorale del 2001. Il centrosinistra era così logorato che, per il Cavaliere ed il centrodestra, sfondare fu quasi una passeggiata. La nomenklatura, negli ultimi tempi, in ragione di quella scelta verticistica ed auto-referente, ha dovuto fare i conti con girotondi e movimenti, e quindi con Cofferati, che, in maniera molto critica, chiedono di partecipare alla creazione di un soggetto politico aperto, moderno, riformista.

L’Ulivo evidentemente, per esprimersi al meglio, ha bisogno di un rapporto privilegiato con la quotidianità della gente, con il mondo delle arti e delle professioni, con il volontariato e con le forze sociali.  Perché l’Ulivo è, di per sé,  società, civile. Quindi, non può farne a meno. E, quando se ne distacca, rinuncia alla sua carica innovativa per ritrovarsi partitocrazia stanca e perdente. L’affermazione elettorale di Roberto Perrotta, con il suo bagno di folla  e d’entusiasmo popolare, evoca il clima di festa e di fiducia con cui le piazze salutarono la vittoria dell’Ulivo e del ticket Prodi-Veltroni. Sarebbe un vero suicidio disperderne le potenzialità, rinchiudendosi nella società dei partiti, anziché valorizzare la voglia  di costruttiva e fruttuosa normalità  che è il dato distintivo che spiega e caratterizza il voto espresso dai cittadini paolani.

Il neo-sindaco, giovane, culturalmente attrezzato  e con una solida esperienza amministrativa, certamente riuscirà a convincere i dirigenti dell’Ulivo che, nell’interesse di tutta la coalizione e della città, è doveroso un salto di qualità nella formazione della giunta. Altrimenti, dovrà mettere in campo tutta la sua l’autorevolezza politica ed elettorale. E non potrà esimersi dal farlo per due ragioni: 1). Perché gli elettori hanno votato centrosinistra per esorcizzare il fantasma dei tumultuosi mesi di non-governo del centrodestra e non gradirebbero, quindi, un’altra minestra riscaldata; 2). Perché la sua richiesta di riservarsi la nomina di due assessori d’area con specifiche competenze tecniche e professionali è la giusta sintesi tra il bisogno di visibilità della società politica e l’esigenza di mantenere vivo il dialogo con la società civile.

Questo mi sembra un ragionamento fondato sul buon senso e sui valori di solidarietà che dovrebbero tenere unito l’Ulivo intorno ad un comune progetto di cambiamento e di sviluppo. In ogni caso, chi ne ha la responsabilità deve fare una scelta in tempi brevi, se non vuole appannare un successo elettorale chiaro e politicamente ineccepibile. La città si aspetta una giunta coesa e d’alto profilo che governi il presente, pensando al futuro. Ne ha viste troppe, nel recente passato, per capire ed apprezzare eventuali strappi o bracci di ferro. La società politica si dimostri, quindi, aperta alla società civile e meritevole della fiducia dei cittadini. E faccia un passo indietro, mettendo il sindaco Perrotta nelle condizioni di presentare, nel corso della manifestazione pubblica di mercoledì sera, la sua squadra di governo. Solo così sarà  festa grande.

 

www.ildiario.too.it