Papa Vojtyla: se sbaglio, corregetemi

di Roberto Losso

 

Diciamocelo francamente. Un po’ tutti, cattolici e non, davamo per scontato che il Nobel per la pace sarebbe stato assegnato a Giovanni Paolo II.  Siamo rimasti, quindi, piuttosto sorpresi nell’apprendere che a Stoccolma avevano deciso diversamente. Anzi, parlerei di profonda delusione. Questi sentimenti, ovviamente, nulla tolgono ai meriti della donna-coraggio che n’è stata insignita.  La sua scelta di vita in difesa dei diritti civili, infatti, si coniuga nel migliore dei modi con le finalità etiche che il premio persegue. Il fatto è che, nell’immaginario collettivo, da tempo, Papa Vojtyla, ormai vecchio e sofferente, si identifica con l’idea stessa della pace e della speranza. Sembrava particolarmente appropriato, di conseguenza, che il Nobel gli venisse riconosciuto in occasione del venticinquesimo anniversario del suo Pontificato.

Chi non ricorda quel suo “se sbaglio, mi corrigerete”? Era un Papa venuto da un paese lontano. Forse inatteso, perché rompeva una tradizione millenaria. Certamente sensibile alle grandi questioni dell’uomo, delle sue libertà individuali e collettive, dei suoi bisogni spirituali e materiali, della sua fragilità alle soglie del terzo millennio. Se n’è fatto carico, attraversando, insieme con lui, il divenire della storia: dalla caduta del muro di Berlino alla condanna del consumismo, dalla modernizzazione della curia alla difesa di dogma scomodi, dall’affermazione dei diritti degli ultimi alla centralità dei giovani. La sua voce, comunque, è stata intransigente nel chiedere pace, giustizia e libertà. Pur nella mia laicità, credo sia anche merito suo, se le ultime generazioni non sono state testimoni e vittime di una terza guerra mondiale.

Quando Papa Vojtyla venne in Calabria, nell’ottobre del 1984, colmò un vuoto che durava da oltre quattro secoli. L’ultimo pontefice a visitarla, infatti, era stato Alessandro III. Ovunque, mostrò di essere a suo agio. Spesso  mise da parte i discorsi ufficiali e dialogò con le migliaia di fedeli che lo circondavano. Fu così alla Certosa di Serra San Bruno, a Cosenza, a Reggio Calabria. Particolarmente commosso ed immediato fu, comunque, il suo abbraccio con la folla che lo accolse sul lungomare di Paola. Giovanni Paolo II, vedendo alcuni cartelli, disse: “Fin dal mio arrivo in Calabria sono stato colpito dal vostro lamento che chiede soltanto un bene: il lavoro”. Ed aggiunse: “Il Papa è con voi”. La sera poi, al  Santuario di San Francesco, promise: “Ritornerò!”. Tutti sperano che possa essere così, nonostante l’età e le sofferenze.

 

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