La palla al piede
Due riflessioni aggiuntive sull’articolo di domenica scorsa (“Felici e contenti”). La prima riguarda la comparabilità delle elezioni europee con quelle politiche. La seconda le riserve sulla correttezza del confronto dei risultati calabresi con le medie nazionali dei singoli partiti. Le due questioni non sono strategicamente indifferenti. Sia pure con diverse sfumature, però, centrodestra e centrosinistra le condividono. A Forza Italia non conviene accreditare l’insuccesso del 12-13 giugno come tendenza valida anche per il futuro. Significherebbe dichiararsi in crisi e, quindi, potenzialmente perdente. Le conseguenze sarebbero gravi sul piano dell’immagine e della capacità di attrazione. Lascia perplessi, quindi, che l’Ulivo non metta il dito nella piaga. Ma veniamo al dunque. Il teorema secondo cui europee e politiche non siano confrontabili è privo di fondamento. Chi ne studia le dinamiche non si stanca di ripeterlo. La “comparabilità” richiede solo due requisiti: che il voto sia omogeneo e che i sistemi elettorali siano sufficientemente affini. Entrambi i turni elettorali rispondono a queste caratteristiche. A recarsi alle urne, infatti, è la generalità dei cittadini. Inoltre, alle politiche il voto è espresso, in parte non trascurabile, in modo proporzionale. D’altro canto, quando si ragiona in termini di grandi numeri, la comparazione dei dati acquista sempre una sua razionalità. Il secondo punto, quello dell’analisi del voto calabrese rispetto alle medie nazionali, è squisitamente politico. Se i gruppi dirigenti dei partiti maggiori vogliono discuterne e porvi rimedio, la Calabria forse troverà più ascolto nei Palazzi romani. Altrimenti continuerà ad essere la Cenerentola che porta poca acqua al mulino. Ovverosia una palla al piede.