Opposizione di governo
Una
democrazia compiuta e vitale si regge su un principio fondamentale. Quello che
ci sia una maggioranza che si assuma fino in fondo le responsabilità
d'indirizzo e gestione della cosa pubblica ed una minoranza che eserciti il
proprio diritto-dovere di verifica e controllo. Alla luce del sole e nel
reciproco rispetto delle prerogative riconosciute dalle leggi sulle autonomie
locali, dallo Statuto e dai regolamenti comunali. Ciò è ancor più essenziale
e pregnante con l'avvento del sistema elettorale maggioritario e con il
progressivo azzeramento dei controlli formali e sostanziali sulla trasparenza
degli atti amministrativi che, in precedenza, erano esercitati da organismi
terzi. In particolare sulla congruità dei bilanci e sulle delibere di spesa. Il
processo di valorizzazione delle autonomie locali ha giustamente cambiato le
regole del gioco. Meno vincoli burocratici e più efficienza. Ciò non vuol
dire, ovviamente, che la nuova legislazione non preveda un insieme di pesi e
contrappesi tra poteri e funzioni per assicurare la necessaria certezza
democratica delle determinazioni assunte all'interno di una amministrazione
comunale. E' necessario, però, per non scadere nel fai-da-te, che non si creino
sovrapposizioni o rilassamenti.
Dirsi preoccupati, quando si consolidano mescolanze consociative tra maggioranza
ed opposizione, di conseguenza, non è la rappresentazione angusta di una
visione ideologica degli schieramenti elettorali o rifiuto preconcetto di una
presunta modernità culturale dei rapporti politici. Tutt'altro. Significa porsi
questioni di primaria importanza che riguardano la qualità della democrazia e
la legittimità degli atti amministrativi. L'abolizione dei Co.re.co, infatti,
dovrebbe essere compensata dai nuovi poteri di controllo ed indirizzo del
Consiglio Comunale, dall'esercizio delle responsabilità di gestione
riconosciute ai dirigenti, dai compiti di vigilanza su spese e bilanci assegnati
al Collegio dei Revisori, dall'istituzione del difensore civico come strumento
di garanzia per i cittadini in materia di trasparenza ed equità. Se
l'opposizione, quindi, rinuncia al proprio ruolo oppure lo fanno i revisori dei
conti o lo stesso management della macchina amministrativa, salta quel delicato
equilibrio che il legislatore ha disegnato per prevenire abusi o scorciatoie,
bilanci taroccati o fuori controllo, nomine ed incarichi sul filo del rasoio. Un
esempio: l'impudenza di designare consiglieri comunali nelle società miste,
nonostante il comprovato divieto legislativo.
Riconosco che non è facile adeguarsi culturalmente ai principi innovativi di
autogoverno che regolano la vita delle autonomie locali. Specialmente per quanto
riguarda il lineare e coerente esercizio del mandato di maggioranza o minoranza,
entrambi essenziali per il raggiungimento delle comuni finalità istituzionali
del buon governo e del benessere collettivo. Persiste, purtroppo, il malvezzo da
Prima Repubblica di confondere i ruoli, di legittimare convergenze parallele, di
diventare opposizione di governo. Mi chiedo quale sia il valore aggiunto per la
città, se questa o quella decisione venga adottata a maggioranza oppure alla
unanimità. Nelle assemblee anglosassoni, a tutti i livelli, il massimo che
l'opposizione concede alla maggioranza è l'astensione. Andare oltre sarebbe
considerato politicamente scorretto. Alternanza, in fondo, vuol dire anche
questo. A Paola, nel frattempo, si naviga a vista. Solo An sembra impegnata a
"fare opposizione senza compromessi". Ha convocato una conferenza
stampa per sottolinearlo. Evidentemente ha voluto prendere le distanze da quel
centrodestra inginocchiato che, a suo dire, in quanto ad opposizione, predica
bene e razzola male. Un po' di chiarezza non guasta.