Ci sarà un nuovo 25 aprile
di Roberto Losso
Winston Churchill era un uomo che, in quanto a democrazia e libertà, aveva le idee molto chiare. E lo ha dimostrato durante la seconda guerra mondiale. Aveva grande rispetto delle idee degli altri. Specialmente per quelle che non condivideva. E, per spiegare il suo pensiero, era solito dire: "Se due persone la pensano sempre allo stesso modo uno dei due è superfluo". Una frase, questa, che nella sua semplicità racchiude il senso profondo di quella tollerante civiltà culturale che nobilita la politica. E la rende piacevole anche quando il confronto diventa radicale e forte. Non per interesse personale o di partito, ma perché ci sono in gioco idee e valori sui quali due o più persone hanno idee e prospettive diverse. La politica bella, per la quale vale la pena di spendersi fino in fondo, è comunque diventata merce rara. La soffocano il provincialismo di quanti, in un delirio di onnipotenza, ritengono che tutti devono pensarla come la pensano loro. E, piano piano, si convincono che sia giusto così. Cominciano (o finiscono?) così a ritenere intelligenti, leali e apprezzabili solo quelli che dicono sempre e comunque "Sì, sono d'accordo". Gli altri, quelli che cantano fuori dal coro, vanno pesantemente censurati, perché, dicendo qualche "No!" e qualche "Però", non possono che essere in errore. Peraltro, in malafede. L'egoismo, purtroppo, non conosce limiti. E' infinito come l'universo. Anzi, più dell'universo. Scriveva, in proposito, Albert Einstein: "Due cose sono infinite: l'universo e l'egoismo umano, ma riguardo all'universo ho ancora dei dubbi". Anche la stampa deve adeguarsi con le buone o con le cattive. Chi non lo fa viene additato al pubblico ludibrio. Diventa un Fantozzi senza neanche il diritto alla parola. Anche se, magari, fino a ieri, solo perché faceva comodo, se ne esaltavano la coerenza culturale e l'impegno sociale. La politica politicante fa brutti scherzi. Fa perdere il senso della misura, oltre che la compostezza di linguaggio e di comportamento. Specialmente se durante lo show c'è una telecamera accesa. Smentite documentate, però, non ne arrivano. Solo parole. Gridate e pesanti come pietre, ma comunque sempre e solo parole. Che stampa si vorrebbe? Docile e sfacciatamente fiancheggiatrice? Questa è cultura della censura e della velina. Cioè, un modo vecchio ed arrogante di rapportarsi con gli organi d'informazione. Tutto ciò è ancor più grave e sgradevole, quando a tentare di imbavagliare la stampa sono uomini delle istituzioni. Magari utilizzando il potere a mò di bastone o di carota. Così si reggono i regimi totalitari di qualsiasi colore politico essi siano. Usando il potere per corrompere le coscienze o per intimidire i "nemici" politici veri o presunti che siano. I regimi, però, non durano molto. Prima o poi cadono. Per loro, infatti, dietro l'angolo c'è sempre un 25 aprile. Grazie anche all'impegno civile tutti quei cittadini che fanno della libertà di stampa una bandiera ed un valore alto di civiltà democratica. Un richiamo alla moderazione ed alla tolleranza del Presidente del Consiglio Comunale e del Sindaco non guasterebbe. Perché essendo le più alte cariche istituzionali della città hanno il dovere di garantire libertà di pensiero e d'opinione a tutti. Anche a chi non è allineato e coperto. Se questo intervento non dovesse esserci, avremo il diritto di pensare e dire che, almeno a Paola, il centrodestra è già diventato un regime. E di trarne le dovute conseguenza sul piano politico e culturale, organizzando un'opposizione dura e senza compromessi. Come è doveroso fare se una maggioranza eletta democraticamente si trasforma in regime.