'na sera 'e Maggio

di Roberto Losso

 

Molti sottovalutano l’importanza della partita che il 25-26 maggio si giocherà a Paola e Castrolibero. Sono, invece, in discussione equilibri politici, che, se turbati o stravolti, possono ridisegnare la mappa del potere. Non solo in sede locale, ma anche a Cosenza e dintorni, fino a lambire la stessa giunta Chiaravalloti. Questo spiega l’interventismo asfissiante del ghota della politica regionale e nazionale nella scelta dei candidati a sindaco e nella campagna elettorale. Le ragioni essenzialmente sono due: 1). Paola è la Stalingrado di  Iole Santelli, che, all’interno di Forza Italia, insidia la leadership di Pino Gentile e, quindi, non può permettersi il lusso di perdere la faccia. 2). Castrolibero è la città-chiave del progetto Cosenza Nuova (che nome orribile!) sponsorizzato da Nicola Adamo ed Eva Catizone per dare una qualche visibilità ad un riformismo metropolitano che, senza la genialità di Giacomo Mancini, batte la fiacca.

Paola e Castrolibero raccontano due storie parallele. Entrambe, peraltro, avvelenate da personalismi esasperati che hanno portato alle elezioni anticipate. A Castrolibero, il segretario regionale dei ds, folgorato sulla via di Damasco, imbarca nottetempo Cenzino Aiello, che, a sua volta, scarica Angela Gatto. A Paola, il partito di Berlusconi brucia un candidato dopo l’altro, ritrovandosi, dopo questo rovinoso giro di valzer, a sostenere la candidatura di Marco Aloise (An). Le contromisure sono immediate e pungenti: l’ex-sindaco Giovanni Gravina si candida con il Pri, l’Udc punta sul giovanissimo Graziano Di Natale ed i dissidenti di Forza Paola mettono in campo la candidatura pesante del chirurgo Pino Perrotta. A Castrolibero si logora l’Ulivo. A Paola, invece, è la Casa delle Libertà  che si ritrova con quattro candidati a sindaco ed otto liste.

Cui prodest? Poco alle due città, che, loro malgrado, sono diventate laboratori politici di strategie che non le riguardano direttamente. Molto, invece, al management dei partiti che è proiettato verso le prossime scadenze elettorali (provinciali, europee e regionali). Si parla già di  candidature. E chi può corre ai ripari, facendo lo sgambetto ai concorrenti più accreditati. E’ un rito tribale che continua a recitarsi secondo un logoro copione da prima repubblica. Un esempio? Antonio Acri, presidente dell’Amministrazione Provinciale, gioca a carte scoperte, dicendosi pronto a candidarsi alla presidenza della Regione. La sua dichiarazione, però, è caduta nel vuoto. Anche tra i Ds. Forse perché oscurata dal dibattito sulla grande Cosenza. Sarà anche una coincidenza. Ne parleremo, comunque, ‘na sera ‘e maggio. Dopo il voto di Paola e Castrolibero.

 

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