Mò vediamo chi comanda

di Roberto Losso

 

Fibrillazioni fisiologiche. Così il Presidente della Giunta Regionale, Giuseppe Chiaravalloti, definisce i mal di pancia del centrodestra. Ovviamente addolcisce la pillola dopo aver lanciato un messaggio al vetriolo alla sua recalcitrante maggioranza («Forse si vota»). E’ chiaro che ognuno può interpretarlo come più gli aggrada: un ammonimento di quelli pesanti («Mi dimetto e tutti a casa») oppure una ovvietà alla Catalano («A giugno si vota per le europee»). Certo è che chi doveva capire ha capito. Anche l’Udc ed il variegato forum dei mini-gruppi associati (Ccd, Upr, Pri e Liberal Sgarbi), che, in extremis, hanno dato il via libera alla “leggina” che esorcizza un vuoto di potere nel pianetà-sanità.

Detta così la cosa sembra terribilmente banale. Sullo sfondo, invece, si è giocata una partita decisiva per gli equilibri interni al centrodestra. La posta in palio, almeno sul piano politico, non era quella sbandierata ai quattro venti. Senza la proroga, i commissari decadono e succede il finimondo. Un teorema apocalittico costruito sul filo della verosimiglianza.  Era vero che gli uomini-chiave sarebbero andati a casa, mentre era falso che l’assistenza sanitaria sarebbe diventata terra di nessuno. I poteri di governo delle Asl, infatti, sarebbero passati nelle mani del direttore sanitario o di quello amministrativo. Una interpretazione estensiva della legge vigente, pertanto, avrebbe salvato capra e cavoli. Allora perché quel sibillino «forse si vota»?

La risposta è politica. Nel senso che qualcuno già sosteneva che, decaduti i manager, il Presidente del Consiglio Regionale, esercitando i poteri sostitutivi, potesse  scegliere autonomamente i vertici delle aziende sanitarie. Nella logica del «mò vediamo chi comanda», per il centrodestra, era una buona ragione per accapigliarsi. Alla fine hanno fatto bingo Chiaravalloti ed il suo tetragono entourage. La “leggina” anti-crisi, infatti, non si limita a mettere una pezza. Al contrario: «autorizza la Giunta Regionale a nominare i commissari delle Asl». Un incarico a tempo? Forse. L’importante, comunque, è aver conservato il diritto d’investitura. Come dice il proverbio, infatti, “è meglio un amico che cento ducati”. Specialmente nell’Eldorado della sanità.

 

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