Morti bianche: stragi annunciate
Dicono che gli operai vanno in paradiso. Speriamo sia così. Quanto meno se ne faranno una ragione i familiari di Domenico Arvia. Ai più il suo nome dice poco. Infatti, era solo un muratore, che, come tanti altri, in questo sud senza regole, si spaccava la schiena per portare a casa una busta-paga. Aveva cinquantasei anni ed è morto in maniera atroce. E’ rimasto soffocato da una valanga di pietre e terriccio in un cantiere di Trebisacce. Due suoi compagni, anch’essi travolti dallo smottamento, sono in ospedale. Hanno rischiato la vita. Per fortuna, se la sono cavata con tanta paura. Grazie anche all’intervento di carabinieri, vigili urbani e volontari. Il corpo dello sfortunato lavoratore di Albidona, invece, è rimasto sotto terra per due ore. Non c’era altro da fare, se non aspettare i Vigili del Fuoco di Castrovillari, che distano 60 chilometri dal luogo dell’incidente.
Le statistiche, per il 2002, parlano di una lieve flessione degli eventi mortali. Specialmente nei settori dell’edilizia e dell’agricoltura, che sono quelli che interessano maggiormente la provincia di Cosenza. Sarà così. Purtroppo, però, non ce ne siamo accorti. Anche perché, di fatto, ci sono morti bianche che passano sotto silenzio. Lo consentono gli stessi criteri di classificazione delle stragi annunciate che hanno incredibili risvolti burocratici. Tipo: se il decesso avviene dopo 180 giorni dall’incidente, statisticamente non vale. Quest’indicatore, da solo, quindi, non dimostra che c’è più prevenzione. Altri dati più significativi e strutturali, infatti, testimoniano il contrario. E’ cresciuto, per esempio, il numero degli infortuni indennizzati per invalidità permanente e malattie professionali. Mentre, anche in Calabria, esplode la specificità del rischio al femminile.
Le leggi ci sono. Purtroppo, non sempre vengono rispettate. Specialmente nelle piccole imprese. Molte “disgrazie” potrebbero essere evitate. Se non altro perché le cause più frequenti di incidenti mortali sono la caduta dall’alto (38%) o, come a Trebisacce, il crollo di un terrapieno (13%). Il numero comunque che va venire la pelle d’oca è quell’8% di morti bianche per “cause non accertate”. Come dire che, nei cantieri di lavoro, spesso si muore senza sapere neanche perché. D’altra parte, la sicurezza è l’ultima voce nel preventivo dei costi. Quasi fosse una spesa accessoria ed assolutamente discrezionale. Devolution e flessibilità renderanno ancora più precari i controlli e l’accertamento delle responsabilità. Nel frattempo, l’età media delle vittime del lavoro sfiora i quarant’anni. Ma che importa? Tanto gli operai vanno in paradiso…