Meridionalismo, anno zero

di Roberto Losso

 

Comunque andranno le cose, il sud ne uscirà con le ossa rotte. La legge finanziaria per il 2003, infatti, non promette niente di buono. Poche risorse per le politiche di sviluppo e di sostegno all’occupazione. Così, almeno, vorrebbero Bossi & Company. Al massimo, sono disponibili ad un accordo-capestro: aiuti al sud in cambio del federalismo fiscale. Un modo come un altro per tagliare le gambe alle regioni meridionali. Vediamo perché: 1). meno incentivi vuol dire negare ogni opportunità a quei tanti giovani imprenditori che hanno molte idee e pochi capitali; 2). più federalismo fiscale, senza vincoli di solidarietà, vuol dire meno risorse per sanità, scuola  e qualità della vita. Se non è zuppa, è pan bagnato.

Sindacati e Confidustria hanno alzato le barricate. Concordano nel giudicare i tagli agli incentivi per il sud una scelta iniqua e sbagliata. Se il diavolo e l’acqua santa sono d’accordo, vuol dire che i rischi sono alti ed il prezzo da pagare doloroso. L’Ulivo organizza convegni e protesta. Anche vivacemente. Non può fare altro. I rapporti di forza, in Parlamento, sono quelli che sono. L’inversione di marcia, quindi, o matura nel centrodestra o non se ne fa niente. Qualche voce critica incomincia a farsi sentire. I centristi hanno finalmente scoperto che i  voti li acchiappano nel meridione. E si sono messi di traverso. Sarà sufficiente a correggere lo strabismo leghista ed il pregiudizio sociale che inquina la finanziaria? Staremo a vedere.

I deputati ed i senatori del “polo” siciliano hanno avuto uno scatto d’orgoglio. Si sono riuniti, dicendo, a muso duro, che la finanziaria, così com’è, non l’avrebbero votata. Calma piatta, invece, tra gli eletti calabresi. A rompere quest’assordante silenzio ci pensano, comunque,  gli apprendisti stregoni. Sostengono che il governo è generoso con le regioni meridionali. E, per dimostrarlo, nel calderone delle risorse destinate al sud e, in particolare, alla Calabria  conteggiano strumentalmente  anche gli investimenti per le grandi opere pubbliche. Messa così, i soldi sembrano tanti. Peccato che si tratti di una pietosa bugia. Le risorse per le infrastrutture, infatti,  sono cosa ben diversa dagli incentivi per lo sviluppo. Chi sostiene il contrario, si arrampica sugli specchi.

Dove ci porta questo ragionamento? A dubitare che il meridionalismo sia morto con Giacomo Mancini. Se così fosse, non avremmo strumenti per contrastare  il delirante teorema che, di fatto, recita: neanche un soldo del nord per i briganti del sud. E Cristo, questa volta, si fermerebbe a Piacenza e dintorni. Il centrodestra fa finta di non capire. Anche ’”altra Calabria”, però, resta quasi indifferente. Eppure la Bossi-Tremonti avrà ricadute devastanti sull’economia calabrese. Se accumuliamo altri ritardi, domani entreremo in coma profondo. Nei prossimi anni, infatti, anche l’Unione Europea chiuderà i rubinetti. E, tagli dopo tagli, la Calabria se ne andrà alla deriva.  Nel frattempo, però, i portaborse, con una leggina “bipartisan”, hanno fatto bingo. Non tutto il male viene per nuocere. L’Istat potrà dire  che in Calabria è diminuita la disoccupazione. E’ una bella soddisfazione! O no?

 

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