10 anni fa: Mancini sindaco

di Roberto Losso

 

Dieci anni fa Giacomo Mancini veniva eletto sindaco di Cosenza. Credo, sia venuto il momento, almeno per me, di parlarne. Soffocando l'impeto delle emozioni e dei sentimenti, fino ad oggi, sono rimasto in silenzio. Anche davanti all'ipocrisia di commemorazioni e testimonianze che, rileggendo le cronache del recente passato, rappresentano una bestemmia più che un'autocritica. Mi sono portato dentro tutte le verità scomode che ho raccolto, standogli vicino nei momenti più difficili. E le custodisco gelosamente. Nonostante l'empietà dei tanti predatori della politica che, avendolo ieri osteggiato ed offeso, adesso "inciuciano" per appropriarsi del suo pensiero libertario e coerentemente riformista.

Ero al suo fianco, al Cinema Italia, insieme ad Ermanna Carci Greco, Franco Lonetti e Roberto Castagna, quando gridò: "Compagno Craxi, non siamo d'accordo!". Andai a prenderlo, quella mattina, nella sua casa di Corso Roma. Pioveva. Una ragione in più per essere preoccupati. Mi chiese: "Saremo quattro gatti?". Risposi: "Può darsi". Non lo pensavo. Ma, conoscendolo, preferii non contraddirlo. Comunque, non eravamo quattro gatti. C'era tanta gente. In fretta e furia, infatti, fu necessario piazzare all'esterno degli amplificatori per dare la possibilità a quei meravigliosi cittadini con l'ombrello di ascoltare le sue parole. Il mio compito era di spiegare perché qualche brigante di periferia riteneva giusto dire a voce alta: "Non siano d'accordo!".
Mi ero preparato l'intervento. Quando tirai fuori le carte, Mancini mi si avvicinò e disse con la sua ruvida dolcezza: "Parla a braccio". Lo feci. Incoraggiato dal suo affetto. Poi, venne il momento del vecchio leone. Fu un lungo abbraccio con la "sua" Cosenza. E fummo presi tutti in contropiede, quando, emozionato come poche volte mi era capitato di vederlo, disse: "Non vogliono che un vecchio mercante della politica come me spenda tutto se stesso per la sua città". Nacque così, in maniera quasi estemporanea, la sua candidatura a sindaco. Come spesso gli capitava, davanti alla "sua" gente, s'inventò una nuova sfida. La vinse alla grande. Come sempre. Dicono che l'avventura continui con Eva Catizone. Me lo auguro. Pensando a Giacomo Mancini.

 

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