Le lobby contro la città
Sembrano passati anni luce. Invece, parliamo di appena due anni fa. Vi ricordate quando, nel 2001, centrodestra e centrosinistra diedero una lezione di maturità democratica? Si presentarono, infatti, all’appuntamento elettorale in maniera coesa, ritrovandosi uniti rispettivamente intorno a Giovanni Gravina (Fi, Nuovo Psi, An e Cdu) e Loredana Grossi (Ds, Sdi, Verdi, Ppi e Rc). Due soli candidati. E senza liste-civetta o movimenti fai-da-te. Sembrava che anche la politica nostrana avesse metabolizzato lo spirito e le regole del maggioritario. Due soli candidati. Chi prendeva un voto in più dell’altro conquistava il diritto a governare. Un percorso lineare che era in sintonia con il bisogno di certezze di una città ormai pronta a mettere a frutto le opportunità di sviluppo messe in cantiere dalle giunte-Ganeri in otto anni di buon’amministrazione.
Sono bastati appena diciotto mesi per inquinare, avvelenandolo, quel clima che aveva consentito, sia pure con molti errori, specialmente nella formazione delle liste, ai gruppi dirigenti di destra e di sinistra di esprimersi in termini civili e convincenti. Adesso, invece, prevalgono di nuovo i tatticismi e gli accordi sotto banco. Il giudizio critico non riguarda la qualità dei tanti candidati a sindaco, che, in se e per se, sono persone squisite e meritevoli di stima e considerazione. Riguarda, purtroppo, la partitocrazia. I suoi rituali. Le sue imboscate. Il suo delirio d’onnipotenza. La frantumazione del quadro politico, tra l’altro, non aiuta i cittadini ad essere fiduciosi. Non sarà indolore gestire il passaggio obbligato del ballottaggio. Almeno sulla carta, infatti, sembra non esserci un candidato che possa vincere al primo turno. Quindi, bisognerà stringere alleanze. E sarà proprio quello il momento in cui la politica politicante presenterà il conto. Le pretese? Quelle di sempre: assessorati, incarichi, consulenze e via dicendo..
Credo che quei cittadini attivi e sensibili che, nonostante tutto, hanno accettato di scendere in campo, abbiano messo in conto il rischio di doversi confrontare con gruppi e gruppuscoli poco inclini a fare un passo indietro. Avranno di certo avuto le più ampie assicurazioni. Anche Giovanni Gravina, però, le aveva avute. Ed abbiamo visto come sono andate le cose. E’ stato massacrato. E, poi, messo da parte come un limone spremuto. Senza rendergli neanche l’onore delle armi. Anzi, qualcuno ha considerato quasi una provocazione il fatto che sia stato io a farlo. E’ vero. Non sono stato tenero nei suoi confronti. Credo, però, di non essere scaduto nel “codardo oltraggio”. Stimavo e stimo Giovanni Gravina. Anche per questo, davanti ai tanti fatti e misfatti della sua “squadra”, non potevo esimermi dal richiamarlo alle proprie responsabilità.
C’è, in ogni modo, un male oscuro che impedisce alla città di svilupparsi: l’idea malsana che le istituzioni siano vacche da mungere. E’ il fantasma del clientelismo selvaggio che ci perseguita. Un fantasma difficile da riconoscere. Perché è trasversale. Perché è corruttore ed accattivante. Perché si nasconde dietro al volto degli uomini di buona volontà, ai valori della politica bella, alla dignità dei militanti che in quei valori sinceramente credono. E, anche quando sembra sconfitto, questo fantasma rinasce dalle proprie ceneri come l’Araba Fenice. E’ sopravvissuto al fascismo, alla balena bianca ed al pentapartito. Ed anche a tangentopoli. Oggi è nuovamente in agguato. E pronto a vendersi l’anima per il potere. Ne tengano conto i candidati a sindaco. Chi avrà la disavventura di essere eletto sappia che sulla sua strada troverà due trappole mortali: il dissesto che ormai è dietro l’angolo e la premiata ditta delle lobby e degli “inciuci”.