Le voci di dentro
La
'ndrangheta e le sue potentissime 'ndrine costituiscono una delle organizzazioni
criminali più pericolose. Può anche non far piacere. Specialmente a quanti
ancora cincischiano intorno ad impossibili teoremi sociologici in bilico tra
provincialismo ed omertà. Ma, purtroppo, è proprio così. A dirlo sono le
relazioni dei servizi di polizia di mezzo mondo. Oltre che gli studi sui volumi
d'affari e sui processi di globalizzazione di quella che, fino a pochi anni, era
quasi considerata una mafia di periferia. C'è sempre stata nella cultura
dominante calabrese una vocazione a farsi male nell'analisi del fenomeno
'ndrangheta. Erano in tanti, infatti, a guardarla con una qualche sospetta
venatura di romantico Amarcord.
Così, il più delle volte, la troviamo rappresentata anche nelle audizioni
della Commissione Antimafia. Alcune, tra l'altro, troppo recenti per non
suscitare inquietudine. Quasi si trattasse di quella consorteria contadina un
po' cialtrona che si innamorò a prima vista di Giuseppe Garibaldi e delle sue
camice rosse. Le cose, evidentemente, non sono cambiate più di tanto. Prevale,
infatti, la cultura delle parole. Anzi: delle denunce generiche che mettono
tutto violentemente in discussione, sapendo che, alla fine, tutto resterà come
prima. Spesso, peraltro, sono proprio queste "vampate" a fare notizia.
Mentre restano inascoltate le riflessioni di chi conosce bene le voci di dentro
della 'ndrangheta, avendola combattuta da vicino. A rischio della propria vita.
Oggi trova ampio spazio la ricerca della Lega delle Autonomia sulle
intimidazioni agli amministratori locali. E' giusto che sia così. Mi chiedo,
però, se, nei giorni scorsi, non meritasse la stessa attenzione il "j'accuse"
del procuratore Salvatore Boemi. Invece, a pubblicarla, credo, sia stato solo il
nostro giornale (Domenica 11 gennaio). Eppure il magistrato puntava il dito
sulle assurdità burocratiche che, di fatto, favoriscono le 'ndrine. Ovverosia
il ciclico smantellamento delle procure distrettuali ("dopo otto anni tutti
a casa"). Oppure il frenetico cambio di guardia ai vertici dei comandi
territoriali delle forze dell'ordine. Cose di buon senso. Ed immediatamente
operative nel contrasto alla 'ndrangheta. Troppo semplici perché siano prese
sul serio?