Le voci di dentro

di Roberto Losso

 

La 'ndrangheta e le sue potentissime 'ndrine costituiscono una delle organizzazioni criminali più pericolose. Può anche non far piacere. Specialmente a quanti ancora cincischiano intorno ad impossibili teoremi sociologici in bilico tra provincialismo ed omertà. Ma, purtroppo, è proprio così. A dirlo sono le relazioni dei servizi di polizia di mezzo mondo. Oltre che gli studi sui volumi d'affari e sui processi di globalizzazione di quella che, fino a pochi anni, era quasi considerata una mafia di periferia. C'è sempre stata nella cultura dominante calabrese una vocazione a farsi male nell'analisi del fenomeno 'ndrangheta. Erano in tanti, infatti, a guardarla con una qualche sospetta venatura di romantico Amarcord.
Così, il più delle volte, la troviamo rappresentata anche nelle audizioni della Commissione Antimafia. Alcune, tra l'altro, troppo recenti per non suscitare inquietudine. Quasi si trattasse di quella consorteria contadina un po' cialtrona che si innamorò a prima vista di Giuseppe Garibaldi e delle sue camice rosse. Le cose, evidentemente, non sono cambiate più di tanto. Prevale, infatti, la cultura delle parole. Anzi: delle denunce generiche che mettono tutto violentemente in discussione, sapendo che, alla fine, tutto resterà come prima. Spesso, peraltro, sono proprio queste "vampate" a fare notizia. Mentre restano inascoltate le riflessioni di chi conosce bene le voci di dentro della 'ndrangheta, avendola combattuta da vicino. A rischio della propria vita.
Oggi trova ampio spazio la ricerca della Lega delle Autonomia sulle intimidazioni agli amministratori locali. E' giusto che sia così. Mi chiedo, però, se, nei giorni scorsi, non meritasse la stessa attenzione il "j'accuse" del procuratore Salvatore Boemi. Invece, a pubblicarla, credo, sia stato solo il nostro giornale (Domenica 11 gennaio). Eppure il magistrato puntava il dito sulle assurdità burocratiche che, di fatto, favoriscono le 'ndrine. Ovverosia il ciclico smantellamento delle procure distrettuali ("dopo otto anni tutti a casa"). Oppure il frenetico cambio di guardia ai vertici dei comandi territoriali delle forze dell'ordine. Cose di buon senso. Ed immediatamente operative nel contrasto alla 'ndrangheta. Troppo semplici perché siano prese sul serio?

 

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