Le ragioni della gente
Bisognava starci dentro per sentirne gli umori e le frustrazioni. Altrimenti tutto poteva apparire scontato. Anche la delusione per la latitanza dei segretari nazionali del sindacato. C'era comunque qualcosa di spocchioso nel presenzialismo ostentato delle autonomie locali. Quasi che, avendo aderito allo sciopero, i nostri amministratori non fossero anch'essi parte integrante di quella classe dirigente che lavoratori e disoccupati accusavano d'inefficienza e cattiva gestione delle risorse. Anche per questo mi sono chiesto: ma chi è la controparte di questa gente senza certezze che è scesa in piazza? Presumibilmente chi non sfilava in testa al corteo. Mi sembra un ragionamento fuorviante. Specie quando, come spesso succede in Calabria, le differenze ideali diventano labili sotto la spinta consociativa delle nomenklature e dei comitati d'affari. Lo ha capito bene una nonna-pasionaria che ha gridato il suo graffiante: "Il riformismo di governo non fa più la differenza". Un richiamo alle proprie radici contro il dilagare del politichese. La stessa sollecitazione, d'altra parte, è venuta da Frate Agostino, che, benedicendo senza anatemi le ragioni dello sciopero, ha dato voce alla speranza. Non poteva essere diversamente. Declino e degrado, infatti, sono la risultante di un processo storico, che, il più delle volte, sia pure con diverse responsabilità, coinvolge l'intero sistema politico-istituzionale. Quindi, anche gli enti locali e la società civile. Specialmente se perseguono ancora vecchie logiche clientelari.