L'elmo di Scipio
Quando meno te lo aspetti, scoppia la bagarre. Neanche il più smaliziato cronista politico avrebbe potuto prevedere l’asprezza dello scontro che si è consumato nell’ultima seduta del Consiglio Regionale. La legge sul riordino incentivato dei teatri, in fondo, non era una questione di vita o di morte. Eppure, il centrosinistra ha fatto le barricate. Fino al punto da rendere impraticabile la prosecuzione dei lavori. Aula occupata, come ai bei tempi. Un lunedì nero per le istituzioni. Anche da parte del centrodestra, che ha invocato l’intervento delle forze dell’ordine ed il ricorso alla carta bollata. Chissà perché. Neanche fossero malintenzionati o novelli Masaniello. Erano solo occupanti di lusso alla ricerca dell’identità perduta. Bisogna pur capirli. Dopo tanta opposizione di governo, dovevano battere un colpo. Magari fuori tempo. Altrimenti correvano il rischio di restare schiacciati sotto il peso delle critiche al vetriolo dopo l’ennesimo voto consociativo. Quello, per capirci, delle maxi-indennità. Uno scherzetto, quest’ultimo, da oltre un milione di euro. Proprio qui, però, casca l’asino. L’Ulivo, infatti, ha cinto l’elmo di Scipio per protestare contro i provvedimenti-manifesto senza copertura di spesa. Giusto. Anzi doveroso. A condizione, però, che non ci siano due pesi e due misure. La leggina sugli stipendi d’oro, per esempio, era in regola almeno dal punto di vista finanziario? Se così fosse, anche l’eskimo da campagna elettorale avrebbe un senso. In caso contrario, non ci resterebbe che piangere.