Lasciamoci così senza rancore...
di
Roberto Losso
La partita si è chiusa nel peggiore dei modi. Anche il solenne e sofferto passaggio istituzionale delle dimissioni del sindaco e dello scioglimento anticipato del Consiglio Comunale è stato impoverito sul piano politico e civile. Almeno il "blitz" finale potevano evitarcelo. Tutto è finito, quindi, com'era iniziato. All'insegna della cultura del clientelismo, dell'improvvisazione e del sospetto. Gli incarichi dell'ultima ora, peraltro, sono un inutile colpo di coda, che assomiglia molto ad una provocazione. E che, al di là della legittimità formale degli atti, spiegano bene il "perché" del fallimento politico ed amministrativo dell'alleanza di centrodestra. Diciotto mesi di guerriglia politica per la spartizione del potere, infatti, hanno affondato quella partitocrazia rampante che si considerava una "gioiosa macchina da guerra". Non poteva essere diversamente. Due, in ogni modo, sono i peccati mortali che hanno minato, fin dall'inizio, la maggioranza del 13 maggio: 1). L'arrogante oscurantismo di quel patto scellerato che, quasi le elezioni fossero un fatto privato, assegnava alle singole forze politiche "pacchetti" di assessorati e di prebende in relazione al numero dei voti ottenuti; 2). L'insano convincimento che l'esercizio selettivo del potere potesse compensare, facendole passare inosservate, le inefficienze di una coalizione senza vincoli di solidarietà politica e senza un progetto di sviluppo. Il delirio di onnipotenza delle lobby ha fatto il resto. Il sindaco Gravina dovrebbe saperne qualcosa. Anche se, almeno per quello che appare, non sembra che abbia focalizzato bene quali siano stati i meccanismi perversi che lo hanno stritolato. Aspettiamo, nel frattempo, il suo preannunciato discorso alla città per saperne di più. Ha ragione comunque Giovanni Gravina quando dice che c'è stata una parte della maggioranza che è diventata opposizione. Il punto è: chi, nella maggioranza, di fatto, ha remato contro? I dissidenti che, almeno formalmente, gli chiedevano una più incisiva azione amministrativa o quelli che, pur dichiarandosi suoi pretoriani, lo hanno inchiodato al rispetto senza condizioni del patto pre-elettorale? Personalmente, per scelta di vita e per cultura, non criminalizzo il dissenso. Anzi, sia esso di destra o di sinistra, lo considero una ricchezza culturale, quando e se esprime idee e valori. Considero, al contrario, insopportabile quello che nasce da meno nobili motivazioni. Non essendo legato a pregiudizi, comunque, per il momento, non entro nel merito. Prima o poi, infatti, conosceremo la verità. Anche quella nascosta o manipolata. Nonostante tutto non mi pento di aver reso a Giovanni Gravina l'onore delle armi. Anche se, facendolo, sono finito sotto processo. Non capisco perché, anche se posso immaginarlo. Evidentemente dentro ed intorno all'Ulivo sono iniziate le grandi manovre. Me ne farò una ragione. Ci sono riuscito, nonostante gli attacchi spesso scomposti del centrodestra. Vedrò di farcela anche questa volta. Come sarà, comunque, il dopo-Gravina? Un lungo gioco al massacro. Diciotto mesi di scontri e di veleni, infatti, hanno lasciato il segno. E preannunciano un periodo di forti tensioni politiche, che faranno passare in second'ordine il problema centrale dei programmi e della qualità delle liste elettorali. A meno che partiti, movimenti e società civile non riscoprano il gusto della politica ed il valore etico delle istituzioni. Staremo a vedere, augurandoci che, da oggi in poi, si pensi più alla città che al potere.