La mafia che non c'era

di Roberto Losso

 

E’ emergenza sicurezza. I tanti omicidi di mafia ormai fanno da contrappunto, in un intreccio perverso, a rapine a mano armata,  tangenti e tritolo. Sembra di stare dentro ad un film. Invece, è la nostra realtà. Quella di tutti i giorni. La posta in gioco, come sempre, è il controllo del territorio e, quindi, dei lucrosi traffici illeciti, che vanno dalla droga all’usura, dalle estorsioni al business dei rifiuti tossici. Anche la micro-criminalità ha alzato il tiro. E semina malessere  sociale, rapinando tabaccai e piccoli negozi. Sotto i riflettori c’è la Sibarite. Però, non facciamoci illusioni. La questione-criminalità riguarda l’intera provincia di Cosenza. Lo dimostra la diffusa sequenza di regolamenti di conti, stile Chicago anni 30, che, troppo spesso, portano la cronaca nera in prima pagina. L’antimafia, prima o poi, verrà a farci visita. Nel frattempo, però, i cittadini assistono attoniti allo sgretolarsi del mito dell’oasi felice.

Le istituzioni e la politica, dolosamente minimaliste, per anni, hanno negato l’evidenza. Le cosche consentine, spiegavano, sono marginali  rispetto alla ‘Ndrangheta che conta. Ci sono, ma è come se non ci fossero. Perché non sono radicate e potenti come quelle di Lametia Terme, San Luca e Reggio Calabria. Quindi, non rappresentano un pericolo imminente per le persone e per il patrimonio. Le audizioni dell’antimafia fanno testo. Oggi, però, il Re è nudo. E ci rendiamo conto dei guasti morali e sociali che questo teorema buonista ha provocato. Due sono le responsabilità più gravi: 1) aver spinto le istituzioni ed i cittadini a sentirsi al sicuro e, quindi, ad abbassare la guardia; 2) aver consentito allo Stato di limitare al minimo indispensabile il dispiegamento d’uomini e mezzi.

Commetteremmo lo stesso errore, se ci impantanassimo nello spocchioso dilemma: esercito sì, esercito no.  Le polemiche, i distinguo, le analisi sociologiche del lavoro che non c’è oggi non servono. Le faremo, quando saremo usciti dal tunnel.   Al contrario, c’è bisogno di andare oltre le cose che ci dividono per reclamare unitariamente il nostro diritto alla sopravvivenza. Decida lo Stato quali strategie mettere in campo per fronteggiare un’emergenza devastante, che intimorisce le coscienze e mette il freno a mano alla macchina dello sviluppo. Però, lo faccia in fretta. La polveriera ha preso fuoco e può esplodere da un momento all’altro. A Napoli, di fronte all’emergenza scippi, dalla sera alla mattina, sono stati inviati millecinquecento poliziotti, carabinieri e finanzieri. Quanti morti ammazzati ci vogliono, perché, anche in provincia di Cosenza,  succeda la stessa cosa? Esercito o forze dell’ordine poco importa. Ci fidiamo di entrambi.

 

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