Lacrime e sangue
Anche la pressione fiscale strozza le famiglie calabresi. A parità di reddito (ovviamente per chi ne possiede uno) i contribuenti della nostra regione pagano circa lo 0,8 per cento in più di quelli della Lombardia e del Piemonte. La differenza la fanno le addizionali. Quella regionale è passata dallo 0,90 all'1,40 per cento (+64%), mentre quelle comunali sfiorano il massimo consentito (dati Confindustria). Non sono da meno Ici, ticket e tasse automobilistiche. Comuni e Regione, di fatto, svuotano le tasche dei cittadini per tappare i buchi di bilanci a rischio-bancarotta. Le cause sono due e concomitanti: la crescita esponenziale della spesa ormai fuori controllo ed il contestuale taglio dei trasferimenti statali. Gli indicatori della finanza pubblica in Calabria sono quasi tutti in rosso. Assomigliano a quelli della Parmalat. Perché si reggono sul riciclaggio di entrate accertate e non riscosse. Ovverosia i cosiddetti residui attivi che, il più delle volte, sono oggettivamente inesigibili per carenze burocratiche o per avvenuta prescrizione. La crisi del sistema, d'altra parte, è confermata dal numero residuale di enti locali che rispettano il patto di stabilità e conservano ancora un qualche margine di indebitamento. La Regione Calabria ovviamente non fa eccezione. Nonostante abbia varato una manovra finanziaria tutta lacrime e sangue (7,5 miliardi di euro), infatti, ha poche risorse per progetti di sviluppo. La spremitura 2004, più o meno, servirà a risanare i debiti della sanità. Come prospettiva.non c'è male.