La città che non c'è
La Paola che vogliamo non è certamente quella dei veleni e delle chiacchiere. Pensavamo di essercela lasciata alle spalle. Invece, eccola qui. Sempre pronta a muoversi sottotraccia, facendo leva sulle furbizie trasformate in corpi contundenti. Gli apprendisti stregoni, purtroppo, siano essi maggioranza od opposizione, non perdono il vizio di giocare sporco. Probabilmente è l’unica cosa che gli riesce più o meno bene. Gettando fumo nel ventilatore, pensano di mettere le mani nel piatto, di aprirsi nuovi spazi, di sostituirsi alle istituzioni. Il gioco, però, per avere successo, richiede complicità diffuse e trasversali. Altrimenti diventerebbe un boomerang. Anche i silenzi ed i buonismi fanno brodo. Spesso, anzi, magari senza volerlo, diventano funzionali alla pratica del clientelismo e del sospetto. Sappiamo come vanno queste cose. Attraverso le persone si punta, di fatto, a colpire al cuore la credibilità di questo o quel partito o, peggio ancora, a far perdere colpi ad una parte del suo gruppo dirigente. Uno scenario che induce al pessimismo della ragione e della volontà. Se questi, infatti, sono i metodi e le prospettive, dietro l’angolo si nasconde il demone della politica politicante e lontana dalla gente. Scusatemi se è poco.
Mi riferisco, solo marginalmente, al tentativo strisciante di sostituire la maggioranza di centrosinistra voluta dagli elettori con un’oligarchia trasversale che dovrebbe mettere insieme spezzoni di partitocrazia, post-democristiani in servizio permanente effettivo, stacanovisti del pensiero unico e dilettanti allo sbaraglio. Qualcuno lo chiama “partito del sindaco”. Personalmente, però, mi rifiuto di identificarlo come tale. Innanzi tutto perché ho contezza delle qualità politiche e culturali di Roberto Perrotta per credere che possa essere il suggeritore di una strategia destinata al fallimento. Sono più propenso, di conseguenza, a ritenere che siano le contraddizioni irrisolte del dopo-elezioni ad essere percepite negativamente dalla società civile. Nel frattempo, insieme alle cose fatte in questi primi cento giorni, tutte importanti ma comunque riconducibili all’ordinaria amministrazione, emerge una qualche fragilità sul piano dell’identità politica. Non mi sembra, infatti, che la Paola del centrosinistra primeggi nell’assumere un ruolo alternativo al centrodestra. Specialmente nei confronti della Regione Calabria sul versante dell’inquinamento, della cultura, del turismo, della sicurezza stradale, della disoccupazione dilagante.
Si avverte, al contrario, un accesso di contiguità, sia pure formalmente motivata da ragioni di Stato o di galateo istituzionale, con esponenti di primo piano della Casa delle Libertà, che, sul territorio, hanno ragguardevoli orticelli da coltivare e da mettere al sicuro. Mi riferisco specificatamente: 1). Al rapporto distorto ed infruttuoso che è venuto ad instaurarsi con l’on. Jole Santelli, accreditata come il deus ex-machina della vicenda Tor di Valle, nonostante le sue velenose accuse ai Ds ed all’ex-Ministro alla Giustizia Piero Fassino; 2). Alla corrispondenza d’amorosi sensi con l’assessore regionale Pino Gentile che ormai è di casa specialmente quando ci sono nastri da tagliare, che, nel bene e nel male, hanno sempre e comunque un ritorno in termini elettorali. Mi fermo a questi due esempi evidenti, ma solo per carità di patria. Mi chiedo: a chi giova? Certamente né alla città né al centrosinistra. Ovviamente, se qualcuno mi dimostra il contrario, sono pronto a chiedere scusa. Intanto, però, assistiamo impotenti allo scioglimento della società Porto dei Normanni, alla sanatoria d’abusi edilizi ed urbanistici, al lento declino della cultura della speranza e della legalità. Il centrosinistra si guardi intorno. E non avrà difficoltà a cambiare rotta.