L'Italia non sapeva

di Roberto Losso

 

Il Presidente del Consiglio, on. Silvio Berlusconi, ha solennemente giurato che l'Italia non sapeva delle torture, umiliazioni e atrocità che si consumavano nelle prigioni dell'Irak. La Croce Rossa non lo ha smentito. Almeno formalmente. Anzi ha confermato che il primo dossier sugli abusi è stato consegnato solo ad inglesi ed americani. Ne prendiamo atto, augurandoci che dietro non ci siano né omissis né segreti di Stato. Avvertiamo, infatti, il bisogno morale di non sentirci direttamente o indirettamente responsabili delle nefandezze di Abu Ghraib. Altrimenti quelle foto disumane, sempre uguali a se stesse dal nazismo ai gulag, farebbero scempio delle certezze sulle quali abbiamo costruito il teorema liberatorio degli italiani brava gente. Fino ad oggi abbiamo dimostrato di esserlo. Specialmente quando i nostri soldati sparsi per il mondo, pur essendo in guerra senza neanche saperlo, hanno fatto prevalere le ragioni della pace e della solidarietà. Anche dopo la strage di Nassiryia. Come è giusto che fosse, non si sono lasciati andare a retate o ritorsioni, nonostante il dolore e la rabbia che si portavano dentro. C'è, in ogni modo, qualcosa di perverso in quelle foto del disonore. Innanzi tutto, perché sono la negazione delle ragioni ideali che davano una qualche legittimazione all'intervento militare in Irak. E poi perché, nel loro squallore, hanno dei tratti identificativi (prigionieri incappucciati, nudi, vilipesi) che le riconducono ad un metodo. Difficile, quindi, accettare la tesi del raptus ambientale o delle torture non pianificate. L'Italia, però, non sapeva. E' un bene. Anche se, ovviamente, non risolve tutti i dubbi e le inquietudini per un guerra che appare sempre più drammatica e lontana dal comune sentire dei cittadini.

 

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