Italiani brava gente

di Roberto Losso

 

Un palazzo sventrato da una autobomba imbottita di tritolo e fanatismo nel quartiere generale del contingente italiano in Irak. Una esplosione che squarcia la calma apparente di Nassariya. Quando la tragedia si consuma, si contano i morti: tredici carabinieri, quattro soldati, due civili e nove iracheni. E’ una strage annunciata. E temuta dopo le deliranti minacce di Bin Laden. Nonostante il legame d’amicizia e rispetto che sembrava essersi instaurato tra i nostri militari e le popolazioni locali. Anche lì, infatti, come in Somalia o nel Kossovo, era ormai prevalso il comune sentimento di solidarietà e simpatia che accompagna ed accoglie i nostri soldati sparsi per il mondo in missione di pace.Questa volta, però, l’essere “italiani brava gente” non ha salvato la vita ai nostri ragazzi. Sono stati assassinati in maniera atroce e premeditata. Si, assassinati. Perché non sono caduti sul campo di battaglia. Ma in un agguato cinicamente pianificato da canaglie senza patria, religione e dignità. Così, purtroppo, ogni giorno si muore nell’inferno del nuovo Vietman. Davanti alle immagini che sconvolgono in diretta la nostra quotidianità annoiata e sazia, il primo pensiero corre alle famiglie di quei cittadini in divisa che torneranno a casa avvolti nel tricolore. E’ doloroso. Specialmente per noi gente del sud. Come sempre, infatti, dal Risorgimento in poi, quando contiamo i morti, nell’elenco delle vittime ci sono uomini che ci appartengono.Ne siamo orgogliosi. Ciò non vuol dire, però, che accettiamo il nostro destino così com’è. Anzi. Proprio nel momento del dolore e della memoria, invochiamo la pace come bene supremo dell’umanità. E, senza nulla togliere al valore etico del sacrificio dei nostri soldati assassinati, in guerra senza sapere nemmeno di esserlo, diciamo: “Beati quei popoli che non hanno bisogni d’eroi”. E’ un’utopia. Lo sanno tutti. Anche Giovanni Paolo II, l’Onu, i volontari della Croce Rossa ed i medici senza frontiere. Eppure ne fanno una bandiera ed una scelta di vita. Specialmente laddove la pace sembra lontana ed impossibile. Anche i morti di Nassariya ci credevano senza essere martiri per vocazione. Erano solo soldati dal volto umano. Ricordiamoli così.

 

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