L'ira funesta

di Roberto Losso

 

Cossiga è sempre Cossiga. Il picconatore. Quello che parla senza peli sulla lingua. Aggressivo e comunque colto. Simpaticamente in bilico tra arguzia  ed indignazione. Anche quando le sue esternazioni riguardano eventi lontani dal suo naturale orizzonte politico e culturale. E’ normale, quindi, restare perplessi, vedendolo spendersi per cause contingenti e marginali. Se non altro perché è un personaggio che, nel bene e nel male, ha attraversato da protagonista la storia contemporanea. Da Gladio al caso-Moro, passando per Palazzo Chigi fino al Quirinale. A me è successo, nei giorni scorsi, leggendo le sue pepate osservazioni sulla Corte Costituzionale dopo la stroncatura dello Statuto Regionale della Calabria.

Comunque, deve essere arrabbiato di brutto. Altrimenti, per una sentenza che è poca cosa rispetto al lodo-Schifani, non avrebbe accusato la Consulta di «ipocrisia politica».  Dicono che, come tutti i sardi, sia un generoso. Fino al punto da fare sfracelli per togliere le castagne dal fuoco ai suoi ex-collaboratori. Questo forse spiega la sua «ira funesta». Da capitano di lungo corso, mettendo in croce i giudici dell’Alta Corte, ha pensato di stendere un cordone sanitario intorno a Paolo Naccarato. Fino ad oggi ha funzionato. Nonostante la figuraccia di uno Statuto colabrodo, infatti, la politica fa melina. Anzi. Promuove se stessa, la commissione riforme ed i suoi consulenti con il massimo dei voti. Evidentemente è prevalsa la sindrome del bicchiere mezzo pieno.

Oggi, comunque, cosa resta delle «profetiche» proposte dello Statuto dopo la squalifica del sogno americano del vice-presidente pigliatutto? Niente o quasi. Al massimo, sopravvivono le contraddizioni di alcune scelte che lasciano l’amaro in bocca. Quali: il prologo all’acqua di rosa che consegna ai calabresi una regione senza identità e senza radici, l’aumento smisurato del numero dei consiglieri regionali o la blindatura della futura giunta, di cui potranno far parte solo due tecnici esterni. Nel frattempo, però, le indennità corrono: più quattro milioni al mese di vecchie lire. Di questo, non si parla. E chi potrebbe farlo, se destra e sinistra votano insieme? Forse Cossiga. Il picconatore. Se non avesse le mani legate dalla generosità del suo essere sardo.

 

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