L'impresa dei mille
Il modello-provincia sembra non essere un valore aggiunto della campagna elettorale dell’Ulivo. E’ questo il cruccio del presidente Antonio Acri. Infatti, dice: «Non ci sentiamo coinvolti». Eppure, lascia in eredità dieci anni di buona amministrazione. C’è qualcosa che non gira per il verso giusto. Altrimenti un uomo politico così positivo e rigoroso non avrebbe esternato il proprio malumore. Il suo, peraltro, non essendo parte in causa, è un giudizio al sopra d’ogni sospetto. Quindi, meritevole di grande attenzione. Anche da parte di Mario Oliverio. Specialmente quando avverte che, pur essendoci un clima favorevole, se il centrosinistra vuole vincere è necessario «ripartire dalla nostra esperienza». C’è un’altra cosa, comunque, che gli va di traverso. Ovverosia l’indebolimento dello spirito unitario della coalizione. Troppe fughe in avanti e troppi ragionamenti che esasperano «il senso di appartenenza». Forse si riferisce al mercato delle candidature riciclate o fratricide. Si consoli. La questione scombussola anche il centrodestra. Ventisette liste certe ed altre in gestazione rappresentano l’apologia dell’impresa dei Mille. Sono più di un migliaio, infatti, gli aspiranti consiglieri provinciali. E’ difficile capire che cosa ci sia di politico. Al massimo l’assalto alla garibaldina all’ultimo seggio getterà qualche ombra sulla trasparenza dei risultati elettorali. Questo scenario da prima repubblica post-tangentopoli, di fatto, favorirà l’antica pratica del voto di scambio. Nel frattempo, Franco Corbelli ringrazia.