Il nuovo "Ulivo-Insieme per Paola",
un'opportunità per il centrosinistra
di Roberto Losso
Il centrosinistra stenta a decollare. Anzi perde pezzi importanti come Rifondazione Comunista ed il neonato partito di Cossutta. La girandola d'incontri di questi ultimi mesi, di fatto, non ha prodotto significativi risultati politici. A parte il quasi-accordo che dovrebbe concretizzarsi con l'ingresso in giunta di qualche rappresentante dell'area liberal-riformista. Troppo poco per dirsi soddisfatti. Anche perché non si attenuano le critiche al modello-Ganeri. Anzi diventano più sottili e penetranti. Perché, messo da parte il linguaggio truce del muro contro muro, si utilizza quello più corrosivo delle "proposte" che, se accolte, suonerebbero come una chiara censura politica delle scelte amministrative di questi ultimi anni. Così Ulisse conquistò Troia. A chi giova, nel grigiore di un centrosinistra velleitario e litigioso, disperdere o svendere il progetto politico che sta dietro al modello-Ganeri? Certamente non ai partiti di maggioranza (Ds, Verdi e Democratici), che lo hanno condiviso sul piano politico e gestito su quello amministrativo. E poi perché disperderlo o svenderlo se è proprio da lì che bisogna ripartire per dar vita al nuovo "Ulivo-Insieme per Paola", che è l'unica strada percorribile per rilanciare lo spirito della coalizione in maniera sincera e credibile? Il centrosinistra del dopo-Ulivo ha fatto il suo tempo, perché, come ha riconosciuto lo stesso Massimo D'Alema, si è lasciato andare a forme striscianti di conservatorismo e burocrazia. Riproporlo o ricostuirlo secondo schedi e metodi ormai superati non risolve il problema del rapporto con i ceti più deboli e con la società civile. Anzi c'è il rischio che la crisi d'identità dei progressisti si aggravi ulteriormente. Meglio guardare avanti e darsi da fare per piantare il nuovo "Ulivo". Partendo da zero. E possibilmente con il piede giusto. Questo profondo convincimento mi spinge ad osservare, con malcelato pessimismo, il percorso che, in sede locale, è stato prescelto per ricondurre ad unità il centrosinistra che governa e quello che sta all'opposizione. Mi sembra un dialogo senz'anima, che, al massimo, partorirà un'alleanza elettorale. E non, come sarebbe necessario, una coalizione che vive le ragioni del proprio stare insieme come un progetto politico condiviso e proiettato verso il futuro. Questa carica innovativa di speranze e di valori, invece, c'è nell'idea di riaggregare le forze del riformismo moderato e della sinistra nel nuovo "Ulivo". Un approccio più squisitamente politico, peraltro, potrebbe coinvolgere (anzi dovrebbe coinvolgere) anche Rifondazione ed i "cossuttiani", che non mi sembrano molto interessati alla firma di un "patto di fine legislatura" ed al sottostante rimpasto di giunta. Mentre potrebbero guardare con interesse ad un progetto di governo della città per i prossimi quattro anni. Anche per loro credo che, considerate quelle che sono le forze in campo, non ci sono alternative. O aiutano il nuovo "Ulivo-Insieme per Paola" a nascere nel migliore dei modi. O, alle amministrative del 2001, si limiteranno a testimoniare la propria diversità ed il proprio antagonismo. A tutto vantaggio del "polo", che, a mio avviso, non è affatto una travolgente "macchina da guerra". Difficilmente, infatti, il centrodestra riuscirà a trovare una candidatura unitaria. I segnali ci sono. E sono evidenti. Non ultimi il rinvio a tempi migliori dell'incontro tra Forza Italia e Patto Segni e lo strappo "comunitario" del Cdu. E' ragionevole, di conseguenza, ipotizzare che il "polo" rischia di correre con due schieramenti "distinti e distanti". Uno più vicino ad An. L'altro egemonizzato da Forza Italia, che rappresenta il partito di maggioranza relativa. Un vantaggio per "questo" centrosinistra? Al contrario. E' una trappola mortale. L'idea di un centrodestra unito e vincente, infatti, può "costringere" tutti, anche i più riottosi, a rilanciare lo spirito della coalizione nel nuovo "Ulivo-Insieme per Paola". La prospettiva o l'attesa di un "polo" stile 1997, invece, potrebbe far fare calcoli sbagliati. Magari mettendo in campo un'alleanza "sui generis" pensata più per dare una lezione ai Ds che per battere il centrodestra targato Bossi. Cattivi pensieri che è meglio non assecondare. Se non altro perché il prossimo anno si vota anche per le politiche. E certi lussi, specialmente al sud, non ce li possiamo proprio permettere. Se vogliamo sopravvivere.