Il comune senso del pudore

di Roberto Losso

 

Anche la politica ha la sua stanca liturgia. Fatta d’incontri bilaterali, interpartitiche e candidati di bandiera. La gente osserva. E non capisce. Non è colpa sua. Succedeva la stessa cosa, quando la Messa si celebrava in latino. Spesso, anzi troppo spesso, la politica politicante offende il comune senso del pudore. Specialmente quando vuole contrabbandare per sofferte angustie del cuore e della mente prevenuti veti incrociati che, invece, sono solo piccoli pregiudizi. Così,  smarrendosi nei meandri delle furbizie, rinuncia a svolgere il proprio ruolo di sintesi delle culture, idee e speranze che, per nella loro diversità, i cittadini esprimono e che, attraverso i partiti, vorrebbero vedere rappresentate nel migliore dei modi nella società e nelle istituzioni.

La politica politicante sembra essere diventata cieca e sorda. Nonostante i segnali d’insofferenza e di sfiducia che provengono dalla società civile, continua ad officiare i suoi riti ancestrali ed infruttuosi. E, mentre la città s’interroga preoccupata sul proprio futuro, spuntano come funghi i candidati a sindaco. Quanti saranno? Tanti. A meno che centrodestra e centrosinistra non ritrovino il senso etico del proprio stare insieme. Oggi come oggi, purtroppo, non è così. Si comportano più come società per azioni che come alleanze strategiche  saldamente ancorate a valori comuni e condivisi. Diciotto mesi di  risentimenti e di sgambetti, spesso al limite della legittimità, hanno contaminato le coscienze ed avvelenato i rapporti nei partiti e tra i partiti. 

Consentitemi, quindi, di dubitare che, a breve, possa esserci, nei due schieramenti, uno scatto d’orgoglio che consenta, quanto meno, un ritorno alla normalità. I segnali, specialmente quelli sommersi e oscuri, non sono incoraggianti. Anzi dicono che la situazione politica locale è ormai fuori controllo. Quasi impazzita. Le lobby ed i comitati d’affari sentitamente ringraziano. E’ questo, per loro, il clima giusto per fare “a mmuina” e legittimare trasversalismi impensabili ed indecenti. E, nel frattempo, c’è chi, disilluso e scontento,   invoca provocatoriamente la Lega Nord o Forza Nuova come panacea di tutti i mali. Anche questo è un segno del malessere sociale che attraversa la città. Sottovalutarlo sarebbe un altro imperdonabile errore.

Comprendo il caos primordiale che regna nel centrodestra. Un naufragio disastroso e fai da tre. Dopo un successo elettorale alla gran de, lascia sempre il segno. Pochi mesi non bastano a smaltire le scorie di una lunga teoria di accuse contraccuse, di colpo di mano e di spavalda e disinvolta gestione della cosa pubblica. Mi chiedo, invece, incredulo: ma perché è in corto circuito anche il centrosinistra?  Sembra quasi non credere in se stesso e nella sua capacità di mettere in campo progetti ed uomini vincenti. Eppure, a mio avviso, l’Ulivo ha tantissime risorse umane meritevoli della candidatura a sindaco. Ed allora, perché perde tempo, anziché mettere a frutto, il clima favorevole che si respira in città dopo la bancarotta del centrodestra?

Forse si tratta di una pura e semplice tendenza al suicidio politico. Se così fosse, c’è poco da fare. La costruzione dell’Ulivo, infatti, sarebbe un processo di lungo periodo, perché richiederebbe il ricambio radicale dei gruppi dirigenti. Se, invece, è solo un problema di metodo, è possibile, da subito, rilanciarlo come unica alternativa credibile al centrodestra padre-padrone. Sarà sufficiente mettere da parte tatticismi e liturgie che la gente non capisce. Ed aprirsi finalmente al confronto con la piazza sui grandi temi dello sviluppo, della legalità e del buon governo.  Ma anche della pace e della guerra, della giustizia e della sanità, delle nuove povertà e del federalismo fiscale. Il centrosinistra, se na ha voglia, può fare molto e di più. La città ne ha bisogno. Pensiamoci.

 

www.ildiario.too.it