I conti non tornano

di Roberto Losso

 

E’ passata quasi inosservata la relazione della dottoressa Anna Bombino sul tema dei costi e della qualità dell’assistenza sanitaria. Eppure i rilievi della Sezione di Controllo della Corte dei Conti di Catanzaro non sono bruscolini. Anzi riguardano centinaia di milioni di euro e flussi di  spesa fuori controllo. Un macigno che affossa il bilancio regionale, sottraendo ingenti risorse agli investimenti sociali e produttivi.  La malasanità in Calabria ha radici antiche. Gli sprechi, infatti, si sono stratificati nel tempo, elevando l’indebitamento a sistema di governo e di gestione.  La politica, purtroppo, ha sempre guardato alla salute come ad un inesauribile salvadanaio. Una specie di  vaso di pandora al quale attingere a piene mani per coltivare clientele e costruire candidature, sconfinando spesso nel grigiore del voto di scambio.

Lo stesso governatore della Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, d’altra parte, chiosando il dossier, ha confessato che la scelta dei direttori generali ha risposto più a criteri d’appartenenza che di professionalità, impegnandosi, per il futuro, a cambiare metodo. Non potrà non farlo, visto che ha espresso un giudizio molto pesante, sostenendo che: “i manager di fiducia politica non hanno dato risultati eccellenti”. Sarà anche per questo che, nel frattempo, le spese accessorie corrono. Specialmente quelle per consulenze che, nel 2002, sono aumentate del 23% (9,71 milioni di euro contro i 7,73 del 2001). Una curiosità. Chissà perché, in Calabria, si registra una media del 36% di parti cesarei, mentre lo standard nazionale oscilla sul 15-20 per cento. Sarebbe interessante disaggregare il dato. Capiremmo, tanto per fare un esempio, quanto incidono, sui costi sottostanti, le strutture pubbliche e quelle private.

Il management cita indicatori che prefigurano una inversione di tendenza. Meglio aspettare i consuntivi. Altrimenti si corre il rischio di fare confusione. I numeri del biennio 2000-2001, infatti, sono dati certi, mentre quelli del 2002 sono dati stimati, che, consolidandosi, potrebbero anche riservare brutte sorprese. La Corte dei Conti, peraltro, auspica l’immediata attuazione del piano sanitario per salvare il salvabile. Il Consiglio Regionale, invece, non ha fretta. L’assessore Luzzo, nonostante tutto,  assicura che il deficit è già sceso a 180 miliardi di vecchie lire (440 nel 2001) per azzerarsi nel 2003. Non ha spiegato, però, quale sarà la cura per raggiungere l’obiettivo. Anche perché, nel frattempo, la spesa continua a crescere (+1,06% nel 2002). Lotta agli sprechi oppure meno assistenza? Alla Corte dei Conti l’ardua sentenza. Ma anche ai calabresi che, ogni giorno, smoccolano per i ticket e le liste d’attesa.

 

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