Guerra e pace

di Roberto Losso

 

Non è una Pasqua qualsiasi. Venti di guerra e speranze di pace si confondono. Anche nel nostro Paese. Crescono, infatti, inquietudini e allarme terrorismo. Piazza San Pietro super-blindata ne è la rappresentazione più pungente e simbolica. Nel frattempo, in Irak i nostri soldati combattono una guerra vera per quanto strisciante e mai dichiarata. Nei giorni scorsi hanno sparato ad alzo zero. Lo hanno fatto perché costretti e nel rispetto delle regole d'ingaggio. Però, è stato necessario schierare i carri armati ed usare i cannoni. Tredici bersaglieri sono rimasti feriti sia pure lievemente. Molti sono già stati rimpatriati e passeranno le feste in famiglia. Sul fronte opposto il bilancio degli scontri è stato pesante. Si parla di trentacinque vittime. Forse c'erano anche donne e bambini. Vada anche a loro un pensiero misericordioso. Viene difficile convincersi che stiamo partecipando ad una missione umanitaria. Ad un anno dalla fine delle ostilità, infatti, si avanza il fantasma di un nuovo Vietnam. Questa volta, però, anche noi ci siamo dentro. Eppure pensavamo che quel solenne "l'Italia ripudia la guerra" ci mettesse al riparo da pericoli così grandi e drammaticamente vicini. Quasi che l'etica della pace fosse diventata una categoria dello spirito. Non è così. Abbiamo reso gli onori ai morti di Nassiriya, coltivando comunque il sogno di non doverlo fare mai più. Oggi temiamo che il peggio debba ancora venire. Nonostante tutto, è Pasqua. Speriamo che, alla fine, prevalga l'ansia di pace degli uomini di buona volontà.

 

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