Grida leghiste

di Roberto Losso

 

C’è il leghismo di piazza e quello da salotto. Difficile capire quale sia più pericoloso. Di certo, entrambi non gradiscono i numeri in rosso. Specie se parlano di nuove povertà. L’ultimo, in ordine di tempo, è Renato Brunetta, economista esperto nell’apologia del liberismo selvaggio. Se la prende con la “Charitas”, che alimenterebbe la tesi della bancarotta sociale. Nonostante l’Eurispes confermi che i salari hanno perduto il 19,8 per cento del potere d’acquisto. Tutte bufale, spiega l’uomo-Confindustria. Vediamo perché: i ristoranti sono pieni, gli italiani vanno in vacanza e c’è il boom del mattone. Inoltre: i salari sono in linea con l’inflazione, mentre le tasse tendenzialmente diminuiscono. Quindi, non siamo più poveri. Anzi. Vivremmo meglio senza scioperi politici (pensioni e carovita). E, ancor di più, se “Roma ladrona” abbandonasse a se stessi precari, disoccupati e forestali. Categorie di lazzaroni e perditempo tipiche delle estreme regioni dell’impero. Sarà anche in buonafede. Certamente, però, il suo osservatorio è la Brianza. Solo lì, forse, le famiglie affollano ancora pizzerie e locali notturni, vanno alle Maldive e comprano casa. Beato lui. Da noi, invece, il ceto medio sbarca il lunario, mentre briganti e pensionati stringono la cinghia. Altro che viaggi esotici e cenette a lume di candela. Per fortuna (o purtroppo?), al sud, il ribellismo quote-latte non va di moda. Anche davanti a grida leghiste così incaute ed inutilmente provocatorie. Altrimenti scoppierebbe un quarantotto. Al quadrato.

 

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