Il grande fratello

di Roberto Losso

 

Giocano al gatto e al topo i candidati alla presidenza della provincia. Almeno quelli che pensano d'essere vincenti per grazia ricevuta. Ovverosia Mario Oliverio per l'Ulivo allargato e Mimmo Barile per il centrodestra. Si marcano stretti, studiandosi a tavolino come raffinati giocatori di scacchi. Pochi bagni di folla e tanti accattivanti poster che fanno tendenza. E' un costume che cambia, adeguandosi al grande fratello della politica-spettacolo. Anche il dibattito sulle idee e sui programmi, di conseguenza, batte la fiacca. Esplode, al contrario, il presenzialismo spicciolo e alquanto invadente dei mille aspiranti ad un seggio. Non perdono occasione per accreditarsi come l'amico della porta accanto. Lo spirito di appartenenza e le storie personali, in questo chiassoso mercatino dell'usato, non sono più un valore né una scelta di vita. Lo hanno deciso le segreterie politiche, riciclando alla grande il vecchio ballo del salto della quaglia. Movimenti e cespugli, specialmente se formato bonzai, da parte loro, accelerano il processo di frantumazione della cultura aggregante del maggioritario. Segnali in tal senso c'erano già stati nel corso delle ultime amministrative. Castrolibero docet. Pensavamo fossero riconducibili a localismi esasperati. Invece, li ritroviamo tali e quali in un turno elettorale che immaginavamo politicamente di qualità. Se non altro perché gli enti locali coinvolti non sono sperduti condomini di periferia. Nel frattempo, però, s'avanza il fantasma del voto di scambio. Come se non bastasse, infuriano i sondaggi. Sono tanti e spesso contraddittori. C'è un solo dato più o meno condiviso: la crescita esponenziale del partito degli astenuti. E se fosse il disamore per il grande fratello a favorire la fuga dalle urne?

 

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