Fatece largo che passamo noi...
di Roberto Losso
Dicono che ci sarà un rimpasto. La politica prende atto del proprio fallimento? Non illudiamoci più di tanto. Anche la chiamata alle armi di due giovani professionisti, infatti, potrebbe essere un gioco di prestigio del centrodestra padre-padrone. Molto, infatti, dipenderà dal ruolo e dall’autonomia con cui potranno svolgerlo. Un giudizio più articolato, quindi, potremo esprimerlo solo a bocce ferme. Poco esaltante, al contrario, appare già adesso il contesto politico nel quale il sindaco si muove per far quadrare il cerchio. Non è sufficiente evidentemente rivisitare la giunta per assorbire le scorie che avvelenano la vita amministrativa. Sono in troppi a chiedere “visibilità”, che poi è quella “cosa” che, nel tempo, è stata chiamata “pari dignità” o più volgarmente “Manuale Cencelli”. Al di là delle ipocrite contorsioni lessicali, i due assessori esterni (comunque vicini al centrodestra, che altrimenti non li avrebbe contattati) si troveranno a dover lavorare in un esecutivo fortemente lottizzato. E tenuto sotto schiaffo dalle oligarchie dei partiti e dei gruppi consiliari. Non può che essere così. Anche il Gravina-Bis, infatti, nasce all’insegna di quel patto scellerato con cui il “polo” pigliatutto si era diviso il potere prima delle elezioni. Il criterio? I voti che ciascun partito avrebbe portato in dote. Sindaco, due assessori e City Manager a Forza Italia. Vice-sindaco, due assessori e difensore civico al secondo classificato (Nuovo Psi). Un assessore pesante e Presidenza del Consiglio alla medaglia di bronzo (An). Un assessore e qualche briciola di potere senza potere al fanalino di coda (il Cdu, maglia nera di questo strano tour elettorale nonostante l’exploit di Graziano Di Natale).
Neanche il tempo di insediarsi, però, che scoppia la prima grana. Quella della Comunità Montana. La “mappa del tesoro” prevedeva che ogni partito avesse una propria rappresentanza nell’assemblea comunitaria. Quattro partiti, quattro posti. Nel frattempo, però, era stato approvato il nuovo Statuto con il voto determinante del Cdu. Piccola sgradita sorpresa: al Comune di Paola spettano tre rappresentanti, di cui due alla maggioranza. All’insegna del “fatece largo che passamo noi” nel centrodestra scoppia la bagarre. Partiti e singoli consiglieri sono andati a ruota libera, dicendosene di tutti i colori, quando Forza Italia e Nuovo Psi hanno tirato la zampata vincente. Il partito di Fini minacciò di aprire la crisi. Ovviamente ci ripensò. Anche il sindaco, sentendosi ostaggio di capigruppo e lobby non meglio identificate, presentò le dimissioni. Ovviamente ci ripensò. Poi ci fu il blitz della revoca di Tonino Penna e Piero Lamberti, nominati dal centrosinistra. Altra litigata. Alla fine, il sindaco Gravina decretò che le nomine nel “Porto dei Normanni” spettassero a Forza Italia ed al gruppo indipendente. Quasi tutti minacciarono di aprire la crisi. Ovviamente ci ripensarono. E così via. Nel frattempo, la maggioranza perdeva pezzi. Prima Gianni Amendola. E poi Paolino Patitucci. In dieci, più il sindaco, sostiene la nomenklatura del centrodestra si gioca meglio. Cos’è una partita di calcetto?
Forse ci sarà un rimpasto. Almeno così dicono. Non perché il centrodestra sia stato folgorato sulla via di Damasco. Ed abbia, di conseguenza, deciso di mettere la testa a posto, magari chiedendo scusa alla città per questi lunghi mesi di stressante letargo. La ragione è più banale. C’è un assessore in una situazione di momentanea difficoltà e, quindi, politicamente vulnerabile. E’ il momento propizio per dimissionarlo (un bell’esempio di solidarietà politica). Bisogna, inoltre, mettere alla porta il vice-sindaco Emira Ciodaro, nonostante la stessa sia stata oggetto di intimidazioni politico-mafiose (un bell’esempio di cultura della legalità). Tutto come prima. Anzi più di prima. Specialmente per quanto riguarda la continuità dello schema suicida degli assessori di riferimento. Assessori, cioè, a responsabilità limitata che rispondono direttamente a chi li ha proposti. Ed imposti. Sarà così anche per i due nuovi probabili assessori “esterni”? E’ un loro problema. Sono grandi e vaccinati. E, di conseguenza, sanno bene quello che fanno. Tutto come prima, quindi. Eppure la geografia politica del Consiglio Comunale è cambiata. Ci sono partiti, per esempio, che sono diventati cespugli o gruppuscoli l’”un contro l’altro armati”.
E che fa Forza Italia, partito di maggioranza relativa? Asseconda questa politica dissennata. Anziché preoccuparsi di sanare le proprie contraddizioni interne e mandare messaggi rassicuranti al proprio elettorato. Il punto è: alle prossime scadenze elettorali, Forza Italia potrà contare ancora sul voto dei moderati della società civile? Ne dubito. In politica non ci vuole molto per essere fatti fuori. Basta, appunto, un tracollo elettorale. Ognuno tiene famiglia. Anche Iole Santelli e Gino Trematerra che, con i voti di Paola, sono stati eletti deputato e senatore. E gradirebbero essere riconfermati. Cespugli e gruppuscoli, al contrario, non hanno niente da perdere. Oltre la siepe, infatti, per loro, non c’è l’infinito. C’è solo il Sant’Agostino. La classe dirigente del partito d’azzurro vestito, invece, ha molto da perdere. E’ pronta a rischiare tutto? Se è questo che vuole, vada pure avanti. E, poi, ovviamente, svolti a destra. Altrimenti, si assuma le proprie responsabilità. Così come, nel bene e nel male, faceva la vecchia Dc. E, seguendo il suggerimento dell’on. Iole Santelli, consenta (o imponga) al sindaco Gravina di esercitare le proprie prerogative, nominando una giunta di salute pubblica (comunque espressione dell’area politica che vota centrodestra). Per salvare il salvabile. E nell’interesse esclusivo della città. Un partito di maggioranza relativa serio e responsabile non può far finta di niente, mentre la città affonda inesorabilmente nelle sabbie mobili del cinismo e del personalismo. Davanti a tanto scempio, un po’ di dignità non guasterebbe.