E le stelle stanno a guardare
di
Roberto Losso
La montagna ha partorito. Forse un topolino. L’azzeramento si è trasformato in un mini-rimpasto. Così mini che più mimi non si può. A farne le spese sono il vice-sindaco Emira Ciodaro (per una faida interna al nuovo vecchio Psi) e l’assessore Lucio Sbano (al quale, proprio per questa sua violata solitudine, politicamente oggi va la mia solidarietà di socialista del dissenso, che ha creduto e crede nel valore etico del garantismo libertario di Giacomo Mancini). Nel frattempo, questa politica senza dignità ha bruciato, con la sua logica del “tanto peggio tanto meglio”, un nome credibile della società civile. Dicevano di volerne fare il vice-sindaco del rilancio di un centrodestra allo sbando. Alla fine, ovviamente, lo hanno scaricato. Me ne dispiace. Perché poteva essere una risorsa importante per la città. Stando così le cose, però, dovrebbe brindare a champagne per lo scampato pericolo. Il fatto di rilievo, comunque, è che, nell’insieme, il gruppo consiliare del nuovo Psi ne esce ridimensionato. Lo strappo con il gruppo-Stancato, infatti, è costato più caro del previsto. E’ entrato in conclave con tre assessori e la delega a vice-sindaco. N’è uscito con due assessori e senza vice-sindaco, ottenendo in cambio la gestione del personale. Il terzo assessore, quello “pesante”, cioè l’assessore all’urbanistica, infatti, viene presentato come un valido tecnico indipendente o quanto meno in comproprietà. E non ho motivo di dubitarne. Il nuovo Psi, nel suo insieme, non poteva pretendere di più dopo lo spettacolo che ha dato di se stesso. Come si dice, d’altra parte, “chi è colpa del suo mal, pianga se stesso”.
Vediamo, comunque, i dettagli dell’operazione “qui comando io”. Il Cdu (un consigliere comunale), viene premiato. Aveva un assessore, adesso esprimerà il vice-sindaco. An (un solo consigliere) fa capotto. Conserva, infatti, la carica di Presidente del Consiglio ed un assessorato di prestigio. Forza Italia resta al palo, nonostante sia il partito di maggioranza relativa (sei consiglieri su dodici). Dice la stampa locale, peraltro non smentita, che l’onorevole Mario Tassone sia stato telefonicamente presente e determinante nel divenire del mini-rimpasto. Una specie di “deus ex machina”. Sarà anche così. Ognuno, in fondo, si assume le proprie responsabilità. Specialmente quando si usano due pesi e due misure. Mi chiedo, infatti, come mai siano state tenute in gran conto l’esigenze di maggiore “visibilità” del Cdu e del suo onnipresente sponsor. Mentre non si è aperto lo straccio di dibattito, dopo l’austero intervento dell’onorevole Iole Santelli. Forse perché denunciava un eccesso di “poltronismo” nel centrodestra ed indicava una intelligente soluzione al femminile delle diatribe interne al suo partito? Ha avuto coraggio, mentre tutte le altre “stelle” del firmamento azzurro stavano e stanno a guardare. Peccato che, subito dopo, sia stata costretta ad una acrobatica marcia indietro. E’ giovane. E può permetterselo. Certamente l’onorevole Iole Santelli, però, essendo donna intelligente e colta, avrà preso atto di un fatto: che i suoi “suggerimenti” lasciano il tempo che trovano. Incominci, quindi, a preoccuparsi. Anche perché i sondaggi fai-da-te dicono che quello di Paola potrebbe diventare un collegio elettorale ad alto rischio.
Il fatto che mi ha maggiormente colpito in questi frenetici giorni della corsa alla poltrona o alla riconferma è l’assoluta mancanza di qualità nel dibattito politico. Abbiamo toccato il fondo. Anche nella forma e nel linguaggio, che sono diventate violente e volgari. Pur di mettere in difficoltà il proprio avversario, fino a ieri magari gradito compagno di merenda, si scava nelle scelte che appartengono alla sfera del privato o della transumanza politica. E poi si utilizzano come armi improprie, per togliersi i sassolini dalla scarpa o per mandare avvertimenti trasversali, le prerogative democratiche che la legge assegna ai consiglieri comunali. Molte interrogazioni di questi ultimi tempi, per esempio, vanno in questa direzione. Attenzione, però, che, oltre ad una questione di estetica del linguaggio, c’è un’altra incredibile anomalia. A scontrarsi, dicendosene di tutti i colori, non sono esponenti della maggioranza e della minoranza. Comunque non lo apprezzerei, ma almeno ci sarebbe una qualche discriminante ideologica. Lo scontro all’ultimo sangue, invece, è tra ex-alleati oggi l’”un contro l’altro armati”. E drammaticamente vogliosi di farsi male. Costi quello che costi. Anche scadendo nell’offesa personale più infamante e cattiva. La lotta politica, a mio avviso, ha oltrepassato il limite della decenza e del buon senso.
Mi chiedo, comunque, se anche la stampa non abbia una sua qualche responsabilità. E’ giusto, in nome della “par condicio”, pubblicare tutto? Anche la spazzatura? Ne dubito. Anche perché c’è qualche furbastro che utilizza l’effetto-propaganda della stampa per sparare a canne mozze sul proprio “nemico” politico di turno. Quando vado in redazione apprezzo sempre più la pazienza dei giovani cronisti impegnati a far diventare notizia monologhi senza capo né coda. Lo fanno, perché è il loro lavoro. Anche se, giustamente, smoccolano dovendo tradurre in italiano maccheroniche dichiarazioni solenni. Oltre al Papa, infatti, sono in tanti a pensare di parlare “urbi et orbi”. Al delirio di onnipotenza evidentemente non c’è limite. Questa specie di rimpasto, d’altra parte, si è giocato proprio sul filo della disinformazione. Illazioni, mezze verità, nomi da bruciare. Ognuno, dall’interno del Palazzo, lasciava filtrare le indiscrezioni che gli facevano più comodo. Le responsabilità? Il centrodestra è concorde. Almeno su questo. Appartengono agli operatori dell’informazione. Sono loro, infatti, che “inventano” le notizie. Gli altri, quelli che, dall’interno del Palazzo, fanno le “soffiate”, se ne lavano le mani. Come Ponzio Pilato. Anzi come Giuda Iscariota. Dicono che questo passa il convento. Se così è, preferisco digiunare.